Perchè questo nome:

Credo che la verità vada urlata contro ogni indifferenza mediatica e delle coscienze. Perciò questo è uno spazio di controinformazione su tutto ciò che riguarda le lotte sociali. Questo blog è antisionista perchè antifascista. Informatevi per comprendere realmente e per resistere.

Donatella Quattrone


lunedì 11 febbraio 2013

DUE ATTIVISTI DELL'ISM, TRA CUI MARCO, 54ENNE DI ROMA, SONO STATI ARRESTATI E RISCHIANO L'ESPULSIONE DOPO UNA NUOVA PROTESTA NEL VILLAGGIO CANAAN

Posted on by claudiot


Marco ha deciso di resistere alla deportazione ed urgono DONAZIONI per far fronte alle spese legali.

fonte: palsolidarity.org

Aggiornamento del 10 febbraio: attivista ISM in sciopero della fame!


Dave e Marco sono detenuti nel carcere di Givone rischiano la deportazione.
Uno di loro, Marco Di Renzo (54 anni), ha deciso di iniziare uno sciopero della fame da stasera (ieri sera per chi legge) in solidarietà con i prigionieri politici palestinesi e per protestare contro la sua espulsione illegittima. Ha deciso anche di smettere di prendere i suoi farmaci per la pressione sanguigna, esponendo la sua vita a seri rischi date le sue condizioni di salute dovute ad una precedente tiroidectomia.
Le accuse contro di lui sono la presenza in una zona militare chiusa e l’aver aggredito un soldato con la sua macchina fotografica, accusa questa completamente falsa.

 canaan2 




Fonte:

domenica 10 febbraio 2013

NASCE IL VILLAGGIO DI CANAAN. SUBITO SGOMBERATO DA ISRAELE

Nella notte costruito un nuovo villaggio palestinese a Sud di Hebron, zona tra le più drammaticamente colpite dall'occupazione. L'esercito arresta 5 manifestanti.

sabato 9 febbraio 2013 10:41


 

  
dalla redazione

Betlemme, 9 febbraio 2013, Nena News - I Comitati Popolari proseguono nella lotta: nella notte è stato costruito un nuovo villaggio palestinese di protesta contro le politiche di colonizzazione israeliana e l'affermazione della proprietà palestinese delle terre nei Territori Occupati.

Ieri notte è toccato ad Hebron: dopo Bab al-Shams in area E1, Bab al-Karamah a Beit Iksa e Al-Manatir a Nablus, teatro della nuova creativa forma di protesta sono state le colline a Sud di Hebron, una delle zone più duramente sottoposte all'occupazione militare israeliana.

Un gruppo di circa trenta attivisti palestinesi ha tirato su le tende del neonato villaggio di Canaaan. L'obiettivo era accogliere questa mattina altri gruppi di attivisti che lavorassero le terre agricole di proprietà dei contadini palestinesi e sotto ordine coatto di confisca.

Immediata la reazione dell'esercito israeliano che ha attaccato il villaggio, espulso gli attivisti e distrutto le tende, costruite in un'area vicino la città di Yatta. Tre palestinesi e due internazionali sono stati arrestati. I soldati hanno lanciato sui manifestanti acqua putrida, una donna è rimasta ferita.

"Siamo venuti qui per costruire un nuovo villaggio palestinese in terra palestinese e per utilizzare liberamente la terra su cui abbiamo il diritto di vivere", ha detto uno degli attivisti presenti, Younis Araar, coordinatore del Comitato Popolare locale. "La preparazione per la costruzione di Canaan è cominciata una settimana fa - ha proseguito Araar - Abbiamo costruito le tende e subito l'esercito è arrivato. Siamo rimasti sorpresi dall'incredibile dispiegamento militare".

Una presenza militare che nelle Colline a Sud di Hebron non manca mai: tra zone militari chiuse, colonie e buffer zone, l'area a Sud della Cisgiordania è tra le più drammaticamente colpite dalle politiche israeliane. A Sud di Yatta sono otto i villaggi palestinesi su cui pesa la minaccia di trasferimento forzato per l'implementazione della cosiddetta Firing Zone 918, area di esercitazione militare unilateralmente dichiarata da Tel Aviv.

In piena Area C, sotto il totale controllo militare e civile israeliane, le comunità palestinesi a Sud di Hebron vivono in condizioni al limite della decenza: nessun servizio pubblico, confische continue e espulsioni fanno da corollario ad attacchi e aggressioni da parte dei coloni israeliani, considerati tra i più violenti e fanatici della Cisgiordania. Nena News




Fonte:


sabato 9 febbraio 2013

Donne a Tunisi

 


Cos'è un regime? Governo con la forza e menzogna sistematica.
Guardavo per distrazione il Tg2, pochi minuti fa. Nei sottotitoli a rotazione che scorrono in basso allo schermo una frase scioccante: "Tunisia, migliaia di persone al fnerale del leader dell'opposizione Belaid, solo uomini alle esequie".
Ma come?, mi chiedo. Belaid, il partito comunista, lo sciopero generale, com'è possibile "solo uomini"?
Poi scorrono le immagini, uguali per tutti i canali. Un milione e mezzo di persone in piazza, un paese fermo e senza più collegamenti con l'esterno... e centinaia di migliaia di donne a volto scoperto, al massimo con un foulard sui capelli.
Un lancio falso. Una "notizia" ossessivamente per mezz'ora, in modo subliminale. "Solo uomini", quindi gli integralisti, al qaeda, i nemici... Quando arrivano le immagini chi si accorge più che le donne, invece, ci sono e forse sono anche maggioranza? Chi ha raccontato allo spettatore che gli integralisti, amici dell'Occidente nostro, stanno invece al governo e sono i mandanti di quest'omicidio politico?
Cos'è un regime? Governo con la forza e menzogna sistematica. Qui da noi. 

Ultima modifica Venerdì 08 Febbraio 2013 21:03 



Fonte:

http://www.contropiano.org/it/corsivo/item/14409-donne-a-tunisi 

venerdì 8 febbraio 2013

TUNISIA: SECONDO GIORNO DI RABBIA E SCONTRI DOPO L'OMICIDIO DI BELAID

Giovedì 07 Febbraio 2013 17:49

 


Nuovi scontri a Tunisi ed in altre città, assaltate ovunque sedi di Ennahda e del governo. Domani i funerali del dirigente comunista assassinato mentre gli islamisti si spaccano sulla proposta del loro premier di formare un governo tecnico. E' tornata altissima man mano che la giornata trascorreva la tensione in tutta la Tunisia, dove per il secondo giorno consecutivo decine di migliaia di giovani, lavoratori e attivisti di sinistra sono scesi in piazza per esprimere la loro rabbia contro il regime islamista. Come ieri, alcune manifestazioni sono sfociate in scontri o in assalti alle sedi del partito Ennahda o di altre istituzioni.

E’ molto tesa la situazione nel centro di Tunisi dove da stamattina migliaia di persone sono in strada a protestare dopo l’omicidio, ieri, del dirigente comunista Chokri Belaid. In mattinata centinaia di poliziotti in tenuta antisommossa erano stati schierati a difesa del Ministero degli Interni in avenue Bourguiba, ma con le ore il numero di manifestanti è aumentato e sono esplosi pesanti scontri. I manifestanti continuano a lanciare pietre contro le forze di sicurezza che rispondono con un fitto lancio di granate lacrimogene, molte delle quali vengono rispedite indietro dai giovanissimi col volto coperto.
Tra i manifestanti anche molte ragazze, che urlano slogano contro il governo ed Ennahdha.
Le agenzie di stampa segnalano che un ragazzo dalla pelle scura, di una ventina d'anni, è stato arrestato nel pomeriggio a pochi metri dalla sede del Ministero dell'Interno, circondato da barriere metalliche e transenne di plastica per impedire a chi protesta di avvicinarsi.

Anche a Monastir centinaia di persone sono scese in piazza per protestare contro l'uccisione di Chokri Belaid. La polizia ha realizzato fitti lanci di lacrimogeni e pesanti cariche anche con l’uso di grandi jeep lanciate contro i manifestanti. Teatro dei disordini il lungomare della città, che si trova a pochi chilometri da Sousse, nel sud della Tunisia. Anche a Monastir la maggior parte dei manifestanti sono giovanissimi. Alcuni hanno sfidato apertamente gli agenti.

La sede di Ennahda a Siliana è stata presa d'assalto ed incendiata oggi pomeriggio da una folla inferocita composta da migliaia di persone che hanno dapprima marciato attraversando il centro della città.

Anche nella provincia di Gafsa si sono registrati scontri tra forze dell'ordine e manifestanti, che hanno assaltato la sede del governatorato lanciando bombe molotov. Un testimone riferisce che la sicurezza ha disperso la folla lanciando gas lacrimogeni. Secondo radio Mosaique, unico media a dare questa notizia, nei violenti scontri di questa mattina a Gafsa un ragazzo sarebbe rimasto ucciso.

Un gruppo di manifestanti ha fatto irruzione negli uffici del governatorato di Jendouba, nella Tunisia nordoccidentale. Durante la protesta non si sono comunque registrati atti di violenza. I manifestanti hanno intonato slogan contro il governo di Hamadi Jebali ed hanno chiesto espressamente al governatore di allontanarsi, accusandolo di essere un 'prodotto' del potere di Ennahda.

La polizia, schierata questa mattina a protezione del palazzo del Governatore a Sousse, ha lanciato delle granate lacrimogene per allontanare un migliaio di manifestanti che cercavano di avvicinarsi all'edificio. Ieri la polizia, secondo quanto riferito da alcuni manifestanti, ha usato delle pallottole di caucciù, molto pericolose e in grado di provocare gravi lesioni al volto.

Il ministero dell'Istruzione superiore di Tunisi ha annunciato in una nota che domani e sabato non si terranno corsi negli atenei, che rimarranno chiusi fino a lunedì. Domani in Tunisia si celebrerà una giornata di lutto nazionale in memoria di Chokri Belaid, in concomitanza con le esequie del dirigente comunista assassinato. Nonostante il tempo inclemente a migliaia hanno accompagnato il feretro di Chokri Belaid dall'ospedale Charles Nicolle - dove ieri é stata eseguita l'autopsia - all'abitazione dei genitori, a Djebel Jelloud, nella prima periferia sud di Tunisi. Domani il feretro, dopo la preghiera del pomeriggio, si muoverà dall'abitazione dei genitori per raggiungere il cimitero di Djellaz, il più importante della capitale.

E per domani l'Union Tunisienne Generale du Travail (Ugtt), principale sindacato tunisino con circa 500 mila iscritti, ha proclamato uno sciopero generale al quale hanno aderito anche altre associazioni professionali come quelle degli avvocati e dei giornalisti; un appello allo sciopero generale sempre per domani è stato lanciato anche dal Fronte Popolare, coalizione di partiti di sinistra del quale fa parte il partito di Belaid, i Patrioti Democratici. Intanto già oggi stanno incrociando le braccia avvocati e giudici tunisini, in una protesta a cui si sono uniti i docenti dell'università di Manouba, alle porte di Tunisi.

Dopo la denuncia da parte di Nadia Daoud, una giornalista vicina di casa di Belaid, è stato arrestato l'autista di Chokri Belaid, accusato di aver parlato con uno dei componenti del commando che poco dopo ha assassinato il dirigente comunista. Secondo fonti giornalistiche l'autista avrebbe ricevuto una telefonata da un alto esponente del partito Nida Tounes, partito fondato il 20 aprile 2012 da Beji Caid Essebsi, considerato un nostalgico della dittatura di Ben Alì. Zied Tahri sarebbe ora sotto interrogatorio.

Un video, che sta girando sul web, mostra che già lo scorso anno Chokri Belaid era nel mirino degli integralisti islamici. Nel video, che risalirebbe alla scorsa estate, si vedono dei giovani ''barbus'' (come vengono chiamati i salafiti) che, davanti alla moschea di Zarzis (nel sud dellaTunisia), insultano alcuni esponenti dell'opposizione laica. Soprattutto Belaid, minacciato di morte e sfidato ad andare a Zarzis. La città di recente ha acquistato la fama di roccaforte dell'islam piu' duro, tanto che, nei giorni scorsi, ha ospitato, per un sermone, il predicatore kuwaitiano Nabil Al Awadhi, promotore del progetto per fare indossare il velo alle bambine.

Intanto si fa sempre più evidente e profonda la spaccatura all’interno del partito islamico Ennahda. Che oggi ha fatto sapere di non essere affatto d’accordo con l’annuncio dato ieri sera dal premier Hamadi Jebali – esponente degli islamisti – sullo scioglimento dell’attuale esecutivo tripartito e la formazione di un governo tecnico ad interim che porti il paese a rapide elezioni.
Il capo del gruppo parlamentare di Ennahda – che conta su 89 seggi rispetto ai 217 totali - ha spiegato che Jebali ha fatto il suo annuncio senza aver consultato "né la coalizione governativa né il movimento Ennahda". Ancora più duri i giovani del partito: sulla pagina Facebook del Movimento giovanile sono state inserite una foto di Jebali in bianco e nero e un'altra a colori segnate con una croce rossa, a testimonianza della bocciatura dei giovani del partito riguardo la possibile formazione di un governo tecnico. ''Vattene Jebali, Ennahda resta al potere, il popolo ha scelto Ennahda e non Jebali'', hanno scritto i giovani. 

 
Ultima modifica Giovedì 07 Febbraio 2013 18:51

giovedì 7 febbraio 2013

TUNISIA: ASSASSINATO CHOKRI BELAID DEL FRONTE POPOLARE TUNISINO

Mercoledì 06 Febbraio 2013 14:23 


11985_10151392921876668_614705975_nAggiornamento 19hLa collera non si placa in Tunisia. Le manifestazioni continuano in tutto il paese puntando dapprima sulle sedi del partito Ennadha per darle alle fiamme, e poi verso le questure. Sembra che a Gafsa il ministero degli interni abbia dato l'ordine alle autorità cittadine di liberare tutti i dormitori pubblici per dare spazio ai nuovi plotoni di poliziotti. A Tunisi gli scontri scoppiati nel centro, dopo la grave provocazione poliziesca contro il corteo di saluto e l'ambulanza che portava la salma di Chokri Belaid, si sono diffusi nel resto della città. Barricate in fiamme, lacrimogeni, lanci di pietre e manganelli continuano a contendersi il territorio, mentre secondo la pagina facebook ufficiale dell'UGTT la polizia ha tentato di sfondare le porte della centrale sindacale. Stessa sorte per Tanit Press, agenzia stampa, i cui locali sono stati oggetto di lanci di lacrimogeni e i giornalisti aggrediti dai celerini. Il Fronte Popolare Tunisino si è dimesso ufficialmente dall'Assemblea Nazionale Costituente, e sembra che anche tutti gli altri partiti d'opposizione abbiano annunciato le dimissioni dei propri rappresentanti. E la crisi istituzionale più profonda che la Tunisia post-elezioni(farsa) abbia conosciuto. Intanto in rete sta circolando in video dove vengono ripresi alcuni esponenti di fazioni islamiste radicali declamare la condanna a morte contro Chokri Belaid, considerato un comunista e nemico dei loro progetti [guarda il video].
Lo scorso martedì Belaid rivolgendosi pubblicamente contro il leader di Ennadha e il ministro degli interni aveva denunciato “dei tentativi di smantellamento dello stato e la creazione di milizie per terrorizzare i cittadini, e trascinare il paese in una spirale di violenza tramite la Lega della Protezione della Rivoluzione”. Affermazioni pubbliche di verità che Belaid aveva coraggiosamente rivolto alle autorità accusando la sedicente organizzazione della “Lega della Protezione della Rivoluzione” di funzionare da ala paramilitare al servizio del progetto di islamizzazione violenta architettato dal partito islamista al governo e dalle fazioni salafite. Al lettore di Infoaut non saranno certo sfuggite le similitudini con l'omicidio Matteotti. L'augurio militante e solidale, è che la storia questa volta finisca radicalmente in altro modo, e che lo sciopero generale di domani sia il primo giorno di questa nostra storia.

Aggiornamento 16:30: "non abbiamo paura della morte!", e Hamma Hammami, storico esponente della sinistra comunista tunisina e membro del Fronte Popolare Tunisino, lancia lo sciopero generale per domani di concerto ad altri partiti e associazione dell'opposizione al regime islamista. Pochi minuti fa l'Avenue Bourguiba, già teatro durante la mattinata di violenti scontri tra polizia  e manifestanti, si è riempita dei compagni e delle compagne di Belaid che accompagnavano la salma dentro un'ambulanza. Nei pressi del ministero degli interni la celere ha caricato il corteo funebre mirando il lancio di lacrimogeni sull'ambulanza [guarda il video della provocazione poliziesca]. Gli scontri tra manifestanti e polizia hanno ripreso coinvolgendo tutto il centro. 
Nel resto della Tunisia è collera: sia nelle città del centro che della costa moltissime sedi del partito Ennahdha sono state assaltate e incendiate dai manifestanti. A Sidi Bouzid è stata attaccata anche la centrale della polizia. Gli slogan che si stanno ripetendo nelle strade del paese magrebino fanno tornare l'eco delle insurrezioni del 2011. Intanto il presidente della repubblica Moncef Marzouki prova a balbettare condanne contro la violenza che non convincono nessuno. 

seguiranno aggiornamenti...


Questa mattina è stato assassinato con quattro colpi di pistola Chokri Belaid, leader del Partito dei Patrioti Democratici, e tra le figure di spicco del Fronte Popolare Tunisino (raggruppamento che unisce partiti e associazioni dell'estrema sinistra, e della sinistra di classe in Tunisia). Avvocato originario della regione di Sousa, ha dedicato la sua vita al fianco degli oppressi dai regimi, e degli ultimi della società. L'omicidio politico si iscrive in un clima ad altissima tensione che scuote la Tunisia da mesi e sul cui sfondo si muovono le strategie di normalizzazione neoliberista orchestrate da Obama e petrol-monarchie. L'instabilità della transizione si manifesta nelle contraddizioni interne alla maggioranza, guidata dal Partito Ennahdha, che sei mesi fa, durante il congresso del movimento, aveva annunciato la necessità di riorganizzare il governo. Le lacerazioni interne al partito islamista provocate dalle due correnti, una di governo e più pragmatica, l'altra decisamente ideologica e orientata a islamizzare il prima possibile la società tunisina, si sono approfondite di settimana in settimana. Da una parte le continue rivolte sociali che costellano ad intermittenza tutta la Tunisia, e dall'altra una “governance” compiacente delle fazioni salafite radicali, minoritarie ma compatte e determinate, stanno facendo emergere la fragilità della così detta transizione democratica a guida Ennahdha. L'omicidio politico di oggi, che ha visto i famigliari di Belaid accusare direttamente il governo ed Ennahdha, va letto sia come effetto dei giochi di potere interni alla maggioranza, che come strategia di attacco all'opposizione radicale tunisina. Da mesi Belaid riceveva minacce a causa del suo impegno politico e per essere una delle voci della verità e della giustizia sociale in Tunisia. Non aveva mai perso l'occasione per denunciare pubblicamente i misfatti e le ingiustizie degli islamisti al potere. Ed oggi è stato punito a morte. Non appena si è diffusa la notizia in moltissime città del paese si stanno susseguendo manifestazioni di protesta, tra la rabbia e la rivendicazione di quella giustizia per cui Chokri Belaid ha dato la vita. A Tunisi sotto il ministero degli interni nell'avenue Bourguiba si sono radunati tantissimi manifestanti che rilanciano gli slogan delle insurrezioni del 2011 e la polizia ha iniziato a caricare e a lanciare la crimogeni. In altre città diverse sedi del partito Ennadha sono state saccheggiate e date alle fiamme

Seguiranno aggiornamenti...

Per approfondire il quadro sociale e politico della Tunisia rimandiamo al nostro approfondimento “La crisi di Ennahdha e il ritorno alle miniere

Di seguito pubblichiamo il comunicato del Fronte Popolare Tunisino in Italia
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Fonte:




 

domenica 3 febbraio 2013

AL MANATIR: NUOVO VILLAGGIO PALESTINESE GIA' SOTTO ATTACCO

Attivisti palestinesi e internazionali provano da questa mattina a dare vita ad un nuovo villaggio di tende. Immediato intervento coloni e soldati israeliani.

sabato 2 febbraio 2013 14:07



Burin (Nablus), 2 febbraio 2013, Nena News -Questa mattina numerosi attivisti palestinesi ed internazionali hanno tentato di costruire un nuovo villaggio nei pressi di Burin (Ramallah).

Il villaggio è stato chiamato Al Manatir, (in arabo"Guardiani") in onore di coloro che fanno la "guardia" alle terre palestinesi contro gli attacchi dei coloni nella zona di Burin.

Gli attivisti hanno proceduto alla costruzione di 4 tende ed un prefabbricato. Non si è fatto attendere l'intervento dell'IDF che, in questo momento, sta lanciando lacrimogeni e bombe sonore nel tentativo di disperdere la folla. Ancora sconosciuto il numero degli arrestati.

Nutrita la presenza di coloni nelle vicinanze che (indisturbati) fin da subito hanno lanciato pietre nei confronti degli attivisti. Nena News



Fonte:

sabato 2 febbraio 2013

Per Edo


"Lo sa solo il cielo il perché. Per sempre con noi. Ciao Edo"
curva nord - stadio Marassi - Genova

"I colori non dividono un'amicizia. Ciao Edo"
curva sud - stadio Marassi - Genova









Edoardo e Carlo si conoscono al liceo scientifico: Carlo è in 3° (Carlo è avanti un anno), Edo in 1°. Tra loro nasce subito un'amicizia forte che li lega oltre la scuola, negli interessi comuni, nelle amicizie, nelle partite a pallone.
Un'amicizia che continua a tenerli vicini, anche dopo la fine della scuola; come è normale nella vita, alternano momenti in cui si frequentano di più, a periodi in cui non si sentono per un po'... per poi tornare insieme.

Dopo il 20 luglio 2001, Edo scriverà su un muro di Piazza Manin, (la piazza degli incontri con gli amici comuni), "Un amico, un fratello: ciao Carlo".
E dal 20 luglio 2001, Edoardo non riuscirà più a staccarsi da Piazza Alimonda.
Fino al 2 febbraio 2002.
Edoardo va in Svizzera, a Zurigo, per partecipare alla manifestazione contro il WTO e poi per seguire una sua grande passione: il Genoa, che giocherà a Como.
Si incontra con un suo amico, Mattia, che abita a Riva San Vitale, e vanno insieme al corteo. Quando tornano a casa, Edo si sente stanco, dice all'amico che ha voglia di dormire un po' e si sdraia su un letto...
E' il 2 febbraio 2002, Edoardo muore per una miocardite.




Fonte: