di Riccardo Noury - 4 Giugno 2013
Perchè questo nome:
Credo che la verità vada urlata contro ogni indifferenza mediatica e delle coscienze. Perciò questo è uno spazio di controinformazione su tutto ciò che riguarda le lotte sociali. Questo blog è antisionista perchè antifascista. Informatevi per comprendere realmente e per resistere.
Donatella Quattrone
martedì 4 giugno 2013
Cina, le ferite aperte di Tienanmen
Le immagini delle truppe dell'Esercito popolare di liberazione che assalgono manifestanti inermi, a Tiananmen e nei dintorni, la notte tra il 3 e il 4 giugno 1989, sono ancora nitide.
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CONTINUANO DURI GLI SCONTRI IN MOLTE ZONE DI ISTANBUL
Lunedì 03 Giugno 2013 22:20
22.00 - Continuano duri gli scontri in molte zone di
Istanbul. In molti casi i celerini turchi hanno coperto i loro codici
identificativi stampati sui loro caschi, segnale non certo
incoraggiante. Molti attivisti segnalano che in vaste aree della Turchia
è impossibile questa sera accedere a twitter. Anche questa sera si è
ripetuta la protesta delle luci, alle 21, con migliaia di case che a
quell'ora hanno acceso e spento le luci a intermittenza mentre la gente
picchiava su pentole e altre stoviglie, o suonava i clacson delle auto,
in una sorta di 'cacerolazo' contro Erdogan e la repressione.
20.20
- Gli scontri sono ripresi anche nel popolare quartiere di Besiktas, a
poca distanza da Taksim, dove da giorni migliaia di manifestanti
protestano davanti agli uffici del Premier Erdogan, parte dei quali ieri
sono stati attaccati e incendiati. I manifestanti cercano di
proteggersi rafforzando le barricate con enormi contenitori d'acqua che
hanno fatto rotolare giù dalle vie che portano a Taksim. Anche ai
margini della piazza principale gremita di manifestanti gli scontri
stanno aumentando di intensità, la polizia sta di nuovo usando i gas
lacrimogeni contro i dimostranti che proteggono il Gezi Park.
20.00 - Piazza Taksim a Istanbul si è di nuovo riempita, sono moltissimi i manifestanti che l'hanno raggiunta da ogni parte della enorme megalopoli. All'inizio la manifestazione è andata avanti tranquilla ma poi ai margini della piazza, nelle vie che scendono verso la costa, sono scoppiati di nuovo scontri con le forze di sicurezza in assetto antisommossa che al contrario di ieri non si sono tenute alla larga e hanno più volte provocato i manifestanti. La polizia sta di nuovo facendo ampio uso di gas lacrimogeni, spray urticanti e granate assordanti e gli scontri aumentano di intensità.
19.00 - Ad Ankara la Polizia continua a inondare i manifestanti riuniti in piazza Kizilay, nel centro della città, con i gas lacrimogeni e le pallottole di gomma, a volte sparati anche dagli elicotteri o dalla sommità degli edifici più alti. Le forze di sicurezza nel pomeriggio hanno bloccato circa 1500 studenti di Scienze Politiche e altri 600 di Giurisprudenza che volevano entrare in piazza indossando le loro cappe.
20.00 - Piazza Taksim a Istanbul si è di nuovo riempita, sono moltissimi i manifestanti che l'hanno raggiunta da ogni parte della enorme megalopoli. All'inizio la manifestazione è andata avanti tranquilla ma poi ai margini della piazza, nelle vie che scendono verso la costa, sono scoppiati di nuovo scontri con le forze di sicurezza in assetto antisommossa che al contrario di ieri non si sono tenute alla larga e hanno più volte provocato i manifestanti. La polizia sta di nuovo facendo ampio uso di gas lacrimogeni, spray urticanti e granate assordanti e gli scontri aumentano di intensità.
19.00 - Ad Ankara la Polizia continua a inondare i manifestanti riuniti in piazza Kizilay, nel centro della città, con i gas lacrimogeni e le pallottole di gomma, a volte sparati anche dagli elicotteri o dalla sommità degli edifici più alti. Le forze di sicurezza nel pomeriggio hanno bloccato circa 1500 studenti di Scienze Politiche e altri 600 di Giurisprudenza che volevano entrare in piazza indossando le loro cappe.
Ultima modifica Lunedì 03 Giugno 2013 23:05
Fonte:
lunedì 3 giugno 2013
TURCHIA: LA RIVOLTA NON SI FERMA
Lunedì 03 Giugno 2013 18:30
Contemporeaneamente, in tutto il Paese, la gente è scesa di nuovo in piazza percuotendo pentole e marciando al grido di "Erdogan istifa", “Erdogan vattene”. Ieri pomeriggio centinaia di migliaia di manifestanti si sono radunati nuovamente a Taksim, pacificamente e senza che la polizia intervenisse. Una manifestazione composta da tante anime, dal punto di vista sociale e politico: dai repubblicani ai nazionalisti, dai curdi a esponenti di ambienti conservatori ma contrari alla deriva autoritaria di Erdogan, sindacati, partiti di sinistra e di estrema sinistra, reti sociali, associazioni ecologiste. Ma fuori dalla zona centrale della città, quella che nel frattempo è stata messa sotto osservazione da alcuni media internazionale, le scene di guerriglia urbana sono rimaste le stesse.
Le proteste e la repressione, ancora più violenta di quella dei giorni scorsi, hanno traslocato a Besiktas, quartiere popolare sul Bosforo sulla sponda europea della città, dove si trova l'ufficio che il premier Erdogan utilizza a Istanbul. Gli agenti hanno utilizzato contro i manifestanti quantità industriali di gas ancora più urticanti di quelli usati durante le giornate di venerdì e sabato. I feriti si contano a decine, anche in modo grave, e molti manifestanti hanno trovato rifugio nei portoni dei palazzi, nelle case private e nei bar e ristoranti della zona. Come era già avvenuto sabato, a Besiktas i manifestanti hanno realizzato barricate con il selciato rimosso dalle strade e con i segnali stradali. (video: http://www.youtube.com/watch?v=DKv601khylM)
Ankara brucia
Ad
Ankara la situazione si è fatta anche più tesa che nei giorni scorsi,
sia per quanto riguarda il numero e la determinazione dei manifestanti,
sia per quanto riguarda la violenza della repressione. Ieri la centrale
piazza Kizilay si era riempita di decine di migliaia di manifestanti
pacifici, ma poi la polizia li ha attaccati con idranti, lacrimogeni e
pallottole di gomma e la piazza ha reagito. Gli scontri sono proseguiti
per ore anche durante la notte, e gruppi di dimostranti hanno attaccato
alcuni uffici del partito islamico Akp del premier Erdogan. Nella capitale
la polizia ha fatto irruzione all'interno di un centro commerciale dove
si erano rifugiati diversi manifestanti, arrestandone diversi. Fonti
mediche di Ankara parlano di almeno 400 civili feriti soltanto nella
giornata di ieri, e gli arresti sarebbero stati nella capitale circa
500.
Stando all'ultimo bilancio diffuso dal ministro dell'Interno, sono oltre 1.700 le persone arrestate in tre giorni di proteste in 67 città del Paese e il numero dei feriti totali è arrivato a quota 1500. Secondo l'Associazione dei medici turchi, sarebbero 484 i manifestanti soccorsi negli ospedali di Istanbul da venerdì scorso mentre non si hanno cifre esatte da Ankara e da altre città nelle quali gli scontri sono stati ferocissimi come Izmir o Adana.
I coordinamenti creatisi in questi giorni tra i gruppi dell’opposizione sociale confermano alcune morti, nonostante ieri pomeriggio anche Amnesty International sia in parte tornata indietro su quanto aveva affermato ieri mattina in un comunicato. Si parla di due morti a Istanbul – due ragazze – e di un morto ad Ankara, freddato da un colpo di pistola esploso a bruciapelo da un poliziotto. Ma sono moltissimi i feriti in condizioni critiche, per la maggior parte raggiunti da pallottole di gomma o dalle spolette dei lacrimogeni sparati alla testa dai poliziotti.
Erdogan chiama i
manifestanti ‘saccheggiatori’ e tuona contro twitter. Le manifestazioni
continuano in tutta la Turchia. Scontri in numerose città, i più gravi
ad Ankara. 4 morti, non si contano più arresti e feriti.
Gli aggiornamenti:
18.20 - Alcuni coordinamenti di lotta hanno diffuso a Istanbul un appello a manifestare di nuovo a partire dalle 19 in Piazza Taksim. Ecco uno degli appelli tradotto da baruda.net: "L’ondata di resistenza partito dal Gezi Park di Taksim ha raggiunto i più disparati angoli del paese, nelle strade, nelle case, negli ospedali, dento le università.A Taksim, Besiktas, in Ankara, in Adana, ed Izmir, siamo ora in una nuova fase della nostra esperienza: una sollevazione popolare che la polizia sta ancora tentando di reprimere con la violenza. Il terrore dichiarato dallo Stato contro quest’insurrezione è ciò che sta causando tutta questa follia e violenza brutale. Per dimostrare il terrore di Stato, per esporre le richieste della nostra resistenza, per salutare questi sei giorni di battaglia, noi della Taksim Solidarity Platform invitiamo tutta la cittadinanza di Istanbul alle 7 di questo pomeriggio per gioire insieme ancora una volta e riprenderci la nostra piazza". Taksim Solidarity Platform
18.00 - E' guerra tra il premier turco Erdogan e numerose università di Istanbul e di altre città, che hanno rinviato l'ultima sessione di esami a beneficio degli studenti che partecipano alle proteste antigovernative. In un recente intervento televisivo, il premier ha esplicitamente puntato il dito contro Umran Inan, rettore dell'università Koc di Istanbul, che ha diramato una circolare in cui si afferma che "gli studenti che non possono partecipare alla sessione finale di esami a causa delle circostanze straordinarie in citta' potranno tenere gli esami in una data successiva". Misure analoghe sono state prese dalle universita' Hacettepe, ODTU, Ozyegin, Mimar Sinan, Bahcesehir, Yeditepe, Bogazici, Galatasaray e dall'Universita Tecnica di Istanbul. E anche gli atenei delle città di Erzurum, Eskisehir, Kirikkale, Aydin e Gaziantep hanno agito nello stesso senso.
17.00 - Il comando dell'esercito turco ha reso noto che c'é stata una sparatoria oggi fra militari di Ankara e i guerriglieri curdi del Pkk (Partito dei Lavoratori del Kurdistan) nei pressi di un avamposto militare nei pressi della città di Sirnak. E' il primo grave incidente di cui si abbia notizia da quando il Pkk ha annunciato una tregua unilaterale a fine marzo ed ha iniziato alcune settimane fa il ritiro dei suoi combattenti dal territorio turco verso il Nord Iraq, nel quadro della trattativa per una soluzione politica del conflitto del Kurdistan fra il suo leader detenuto Abdullah Ocalan e il governo di Ankara.
16.50 - Roma. Domani sit in sotto l'ambasciata della Turchia
16.45 - Dalla Turchia al mondo: una lettera da Istanbul
16.40 - Turchia: alcuni dei motivi della rivolta
16.15 - Continuano gli attacchi degli hacker attivisti di Anonymous che sono riusciti a bloccare i siti della presidenza della repubblica, del partito islamico Akp di Erdogan, del governatore e della polizia di Istanbul e della tv privata Ntv, accusata dai manifestanti di censurare la protesta su pressione del governo, come le altre principali emittenti del paese. ''Da giorni guardiamo con orrore come i nostri fratelli e le nostre sorelle di Turchia che protestano pacificamente contro un governo tiranno vengono brutalizzati, picchiati, rincorsi dai mezzi della polizia, colpiti con lacrimogeni e cannoni ad acqua'' accusa in un video Anonymus.
15.45 - La deputata dell'opposizione turca Aylin Nazliaka ha denunciato che almeno 1.500 manifestanti sono stati arrestati ad Ankara durante la notte e detenuti in condizioni in contrasto con la legge. Sono stati ''pigiati come sardine'', ha detto a Hurriyet online, in autobus del comune che attendevano nel centro della capitale a Kizilay, dove era in corso una manifestazione vicino agli uffici della presidenza del governo. ''Non c'era spazio per respirare''. Molti erano ammanettati, il viso coperto di sangue. Alcuni sono svenuti per mancanza di ossigeno, ha affermato. Mentre venivano fatti entrare negli autobus, diversi di loro sono stati di nuovo picchiati dai poliziotti. Diversi manifestanti hanno detto a Nazliaka che gli agenti sparavano i candelotti lacrimogeni contro i manifestanti cercando di colpirli alla testa. Diversi feriti a Istanbul e Ankara sono stati colpiti al capo da candelotti. I giovani arrestati, ha riferito la deputata, non sono stati autorizzati a parlare con avvocati. La parlamentare ha accusato il premier Recep Tayyip Erdogan di ''avere le mani sporche di sangue''. ''Può lavarsele quanto vuole, il marchio non andrà via, rimarrà nella storia come una fonte di vergogna''. Questa, ha detto ancora la deputata, ''é un movimento di rivolta contro un potere autoritario ed oppressivo''.
15.20 - La confederazione sindacale turca Kesk proclama 24 ore di sciopero generale nell'amministrazione pubblica a partire da domani alle 11.00. ''Il terrore di stato messo in atto contro le proteste nel paese (...) ha mostrato ancora una volta l'avversione per la democrazia del governo dell'Akp'' si legge in un comunicato dell'organizzazione sindacale che conta 240.000 aderenti.
15.10 - Si stanno intensificando di nuovo gli scontri nella capitale turca Ankara. La polizia è di nuovo intervenuta violentemente contro alcune migliaia di dimostranti che si erano riuniti nella centrale piazza Kizilay, usando lacrimogeni e idranti.
15.00 - Un altro morto a Istanbul. Si tratta del 20enne Mehmet Ayvalıtaş, attivista del Socialist Solidarity Platform, travolto da un'automobile che non si è fermata di fronte ad una manifestazione a Istanbul.
14.15 - Nella tarda mattinata di oggi migliaia di persone sono tornate sfilando in diversi cortei nel centro della città ad occupare Gezi Park e Piazza Taksim. A Istanbul per ora non si segnalano scontri dopo quelli violenti di ieri a Besiktas. Alcuni incidenti sono avvenuti ancora in mattinata nella capitale Ankara, ma di minore entità rispetto dai giorni scorsi. Segnalati invece molti feriti gravi nella terza città del paese, Izmir, dove gli scontri sono stati molto duri e prolungati e dove la brutalità della polizia ha raggiunto livelli altissimi.
13.00 - Gli hacker di Anynomous hanno cominciato i loro attacchi contro i siti delle autorità turche per protestare contro la violenza della polizia sui manifestanti. Il premier "Erdogan dovrebbe imparare dalla sorte del presidente egiziazio Hosni Mubarak e dimettersi prima di esasperare ancora la situazione" afferma Anonymous in un video su YouTube che mostra foto degli scontri tra dimostranti e polizia degli ultimi giorni. Ieri sera il gruppo ha sabotato il sito della Gazzetta ufficiale turca, stamani quello del canale tv privato NTV, molto criticato per la copertura inadeguata delle proteste. Accusando il governo di censura sui social media per impedire ai cittadini di sapere la verità, Anonymous ha promesso di mettere l'esecutivo "in ginocchio". Stamani su Twitter gli hacker hanno annunciato di aver sabotato i siti del presidente Abdullah Gul, del partito di governo per la Giustizia e lo Sviluppo (AKP), della Prefettura di Istanbul e del Dipartimento di Polizia della città sul Bosforo. "Abbiamo guardato per giorni con orrore mentre i nostro fratelli e sorelle in Turchia, che dimostrano pacificamente contro il loro tirannico governo, venivano brutalizzati, picchiati, investiti da veicoli antisommossa, colpiti con cannoni ad acqua e lacrimogeni" afferma Anomymous su YouTube.
12.20 - Manifestazione in corso all'esterno della sede della catena televisiva privata Ntv, ad Istanbul, contro la censura dei media nei confronti della protesta contro il governo dell'Akp e della repressione. Migliaia le persone che protestano gridando slogan contro il 'silenzio' dei mezzi di comunicazione e la repressione.

12.10 - Il presidente turco, Abdullah Gul, ha invitato alla calma i manifestanti che dalla settimana scorsa contestano il governo Erdogan, assicurando che il loro messaggio é stato "ricevuto". "Democrazia non significa soltanto elezioni", ha dichiarato Gul, citato dall'agenzia Anadolu. "I messaggi che sono stati mandati con buone intenzioni sono stati ricevuti", ha aggiunto.
12.00 - Dopo tre giorni di duri scontri fra polizia e manifestanti antigovernativi la borsa di Istanbul ha aperto la settimana oggi in forte calo, e anche la lira turca ha registrato il livello più basso nei confronti del dollaro da 18 mesi, riferisce Hurriyet online. L'indice Borsa Istanbul National 100 ha registrato un calo del 6,43%, e il dollaro é stato cambiato a 1,891 lire turche, da 1,87 venerdi.
11.45 - Una protesta nata contro il progetto di costruire un centro commerciale e un hotel di lusso nel parco vicino a piazza Taksim, nel cuore di Istanbul, è diventata qualcos'altro. Marco è italiano, vive e lavora nella città, e al telefono racconta all'agenzia TMNews la sua esperienza. "Da una protesta assolutamente pacifica le reazioni del primo ministro hanno suscitato qualcosa di più grosso, una protesta contro la soppressione della libertà di espressione" racconta. La reazione del governo, precisa, "è sembrata provocatoria" e non ha aiutato: "Se voi portate centomila persone in piazza - ha detto il primo ministro Erdogan - noi ne possiamo portare un milione, il parco sarà solo il primo step, dopo costruiremo una moschea". Il tutto, denuncia Marco, nel quasi totale silenzio dei media turchi: "Stampa e televisioni nazionali - dice - hanno quasi completamente ignorato la faccenda, il primo ministro è tranquillamente partito per i suoi viaggi programmati". Le informazioni e le notizie viaggiano sui social network, Facebook in testa, dove i manifestanti postano foto e video delle proteste. "C'erano centinaia di migliaia di persone in piazza, che sono state attaccate da spray urticanti e lacrimogeni sparati ad altezza d'uomo. Si è sentito, anche nella stampa italiana, che Erdogan a un certo punto ha dato ordine alla polizia di ritirarsi da piazza Taksim, così è stato, peccato che quello che non si è detto è che la polizia è andata a fare lo stesso a un'altra folla a Besiktas, a meno di un chilometri di distanza, e le persone sono state bombardate dall'alto con i gas urticanti dall'elicottero". In piazza, assicura Marco, c'è per la stragrande maggioranza gente comune "come la maggior parte dei miei colleghi, sono gente con famiglia, non sarebbe possibile riuscire a radunare un milione di delinquenti. Sono milioni di persone non solo a Istanbul, a Ankara, Izmir, Antalia". Sui social viaggiano anche informazioni pratiche, i numeri di telefono delle farmacie di turno e le indicazioni su come curarsi a seconda del colore dello spray urticante dal quale si viene colpiti: no alle lenti a contatto. Il rischio, dice Marco, è di perdere la vista.
11.30 - Dopo aver accusato i dimostranti prima di essere estremisti e vandali, poi di essere manovrati dall'opposizione che vuole solo approfittare dei disordini per vincere le prossime elezioni, ora il premier turco Recep Tayyip Erdogan ha affermato che la rivolta antigovernativa in corso da una settimana ha ''collegamenti esteri'' chiudendo così il cerchio della teoria del complotto. ''State calmi, rilassatevi, tutto sara' superato'', ha affermato oggi il premier.
10.45 - I sindacati turchi di classe, Kesk e Disk, stanno valutando la convocazione di uno sciopero generale
10.20 - L'ufficio di Amnesty International a Istanbul, nei pressi di piazza Taksim, é stato trasformato in una sorta di pronto soccorso per fornire aiuto ai feriti degli scontri. Lo ha detto all'ANSA il portavoce di Amnesty Italia, Riccardo Noury. ''Anche la nostra sede é stata raggiunta dai fumi dei lacrimogeni'' e sono ''una ventina i volontari - tutto personale medico - che hanno curato decine di feriti, tra i quali alcuni bambini'', ha raccontato Noury, riferendo di maltrattamenti e abusi della polizia nei confronti degli arrestati. ''I manifestanti fermati sono stati tenuti in massa, fino a 12 ore, nei blindati della polizia senza acqua, cibo e senza servizi igienici'', ha detto il portavoce di Amnesty raccontando anche di ''violenze nella stazione di polizia vicino a piazza Taksim e nella stazione centrale di polizia di Istanbul''. Secondo fonti mediche, ha precisato Noury, ''lacrimogeni sono stati lanciati anche all'ingresso degli ospedali'' e la polizia ''ha arrestato feriti che necessitavano di cure''.Poliziotto spara lacrimogeno in faccia a manifestante: https://youmedia.fanpage.it/video/aa/UauDKuSwwIqPNPMJ
10.10 - Le informazioni sulla protesta e sulle violenze della polizia circolano solo sulle reti sociali mentre tv e giornali continuano la censura. In un recente rapporto il Comitato internazionale per la Protezione dei Giornalisti (Cpj) ha scritto che il governo Erdogan ''é impegnato in un'ampia offensiva per ridurre al silenzio i giornalisti critici attraverso la detenzione, procedure legali e l'intimidazione ufficiale''. Nella serata di ieri, attraverso un comunicato, il gruppo di hacker-attivisti Anonymus ha annunciato che ''attaccherà tutti i siti del governo turco fino a quando Erdogan non se ne andrà''.
La polizia tenta l'irruzione in un negozio: http://www.youtube.com/watch?v=SlixRzu4RKc
10.00 - I medici hanno dichiarato la "morte cerebrale" di un giovane colpito da un colpo d'arma da fuoco alla testa durante le proteste anti-governative ad Ankara. Lo ha riferito il segretario generale della Fondazione turca dei diritti umani, Metin Bakkalci. "Il giovane si chiama Ethem Sarisuluk, é stato raggiunto da un colpo di pistola alla testa, é in agonia e i medici hanno dichiarato la morte cerebrale", ha spiegato.
9.45 - Recep Tayyip ha confermato il suo tour programmato nel Maghreb nonostante le manifestazioni antigovernative che da tre giorni scuotono la Turchia e stamane prende l'aereo per il Marocco, ha confermato all'Afp un funzionario dell'ufficio del primo ministro. "Erdogan andrà in Marocco, poi in Algeria e in Tunisia, passerà una notte in ciascun Paese" e tornerà in Turchia giovedì, ha detto il funzionario.
La situazione dopo gli scontri della notte
Mentre si avviava la terza notte di scontri violentissimi in tutta la Turchia il contestatissimo Erdogan ha tenuto ieri l’ennesimo discorso pubblico. Dal premier sono arrivati messaggi alla popolazione, ma non quelli che la piazza si aspettava. Il ‘sultano’ ha infatti respinto le accuse di essere ''un dittatore'' e ha detto ai manifestanti che ''se voi amate questo Paese, se amate Istanbul, non cadete in questi giochi'' che, ha spiegato in un discorso televisivo, sarebbero condotti da una frangia estremista.
Il premier, durante un'intervista all'emittente Haberturk (fuori dai cui studi manifestavano in mille), ha parlato della futura piazza Taksim dopo il lavoro di “riqualificazione”, spiegando che non solo Gezi Park diventerà un centro commerciale, ma che nella enorme spianata simbolo della vita sociale e civile della metropoli sul Bosforo sorgerà una enorme moschea. Non una parola sulle proteste, se non per definire "saccheggiatori" i manifestanti e definire Twitter "una digrazia per la nazione".
D’altronde, la censura in Turchia è un meccanismo ben oliato e in questi giorni ben poco si é visto sui media di quanto sta succedendo nelle strade e nelle piazze di decine di città. Si spiega quindi il livore dell’oligarchia turca nei confronti dei social network che, non a caso, nella giornata di sabato sono stati "inspiegabilmente" inaccessibili per alcune ore. Erdogan da parte sua ha affermato che ''ora c'é una nuova minaccia che si chiama Twitter. Le bugie migliori si possono trovare qui. Per me, i social media sono la peggiore minaccia della società''.
Calma a Taksim, scontri a Besiktas
Gli aggiornamenti:
18.20 - Alcuni coordinamenti di lotta hanno diffuso a Istanbul un appello a manifestare di nuovo a partire dalle 19 in Piazza Taksim. Ecco uno degli appelli tradotto da baruda.net: "L’ondata di resistenza partito dal Gezi Park di Taksim ha raggiunto i più disparati angoli del paese, nelle strade, nelle case, negli ospedali, dento le università.A Taksim, Besiktas, in Ankara, in Adana, ed Izmir, siamo ora in una nuova fase della nostra esperienza: una sollevazione popolare che la polizia sta ancora tentando di reprimere con la violenza. Il terrore dichiarato dallo Stato contro quest’insurrezione è ciò che sta causando tutta questa follia e violenza brutale. Per dimostrare il terrore di Stato, per esporre le richieste della nostra resistenza, per salutare questi sei giorni di battaglia, noi della Taksim Solidarity Platform invitiamo tutta la cittadinanza di Istanbul alle 7 di questo pomeriggio per gioire insieme ancora una volta e riprenderci la nostra piazza". Taksim Solidarity Platform
18.00 - E' guerra tra il premier turco Erdogan e numerose università di Istanbul e di altre città, che hanno rinviato l'ultima sessione di esami a beneficio degli studenti che partecipano alle proteste antigovernative. In un recente intervento televisivo, il premier ha esplicitamente puntato il dito contro Umran Inan, rettore dell'università Koc di Istanbul, che ha diramato una circolare in cui si afferma che "gli studenti che non possono partecipare alla sessione finale di esami a causa delle circostanze straordinarie in citta' potranno tenere gli esami in una data successiva". Misure analoghe sono state prese dalle universita' Hacettepe, ODTU, Ozyegin, Mimar Sinan, Bahcesehir, Yeditepe, Bogazici, Galatasaray e dall'Universita Tecnica di Istanbul. E anche gli atenei delle città di Erzurum, Eskisehir, Kirikkale, Aydin e Gaziantep hanno agito nello stesso senso.
17.00 - Il comando dell'esercito turco ha reso noto che c'é stata una sparatoria oggi fra militari di Ankara e i guerriglieri curdi del Pkk (Partito dei Lavoratori del Kurdistan) nei pressi di un avamposto militare nei pressi della città di Sirnak. E' il primo grave incidente di cui si abbia notizia da quando il Pkk ha annunciato una tregua unilaterale a fine marzo ed ha iniziato alcune settimane fa il ritiro dei suoi combattenti dal territorio turco verso il Nord Iraq, nel quadro della trattativa per una soluzione politica del conflitto del Kurdistan fra il suo leader detenuto Abdullah Ocalan e il governo di Ankara.
16.50 - Roma. Domani sit in sotto l'ambasciata della Turchia
16.45 - Dalla Turchia al mondo: una lettera da Istanbul
16.40 - Turchia: alcuni dei motivi della rivolta
16.15 - Continuano gli attacchi degli hacker attivisti di Anonymous che sono riusciti a bloccare i siti della presidenza della repubblica, del partito islamico Akp di Erdogan, del governatore e della polizia di Istanbul e della tv privata Ntv, accusata dai manifestanti di censurare la protesta su pressione del governo, come le altre principali emittenti del paese. ''Da giorni guardiamo con orrore come i nostri fratelli e le nostre sorelle di Turchia che protestano pacificamente contro un governo tiranno vengono brutalizzati, picchiati, rincorsi dai mezzi della polizia, colpiti con lacrimogeni e cannoni ad acqua'' accusa in un video Anonymus.
15.45 - La deputata dell'opposizione turca Aylin Nazliaka ha denunciato che almeno 1.500 manifestanti sono stati arrestati ad Ankara durante la notte e detenuti in condizioni in contrasto con la legge. Sono stati ''pigiati come sardine'', ha detto a Hurriyet online, in autobus del comune che attendevano nel centro della capitale a Kizilay, dove era in corso una manifestazione vicino agli uffici della presidenza del governo. ''Non c'era spazio per respirare''. Molti erano ammanettati, il viso coperto di sangue. Alcuni sono svenuti per mancanza di ossigeno, ha affermato. Mentre venivano fatti entrare negli autobus, diversi di loro sono stati di nuovo picchiati dai poliziotti. Diversi manifestanti hanno detto a Nazliaka che gli agenti sparavano i candelotti lacrimogeni contro i manifestanti cercando di colpirli alla testa. Diversi feriti a Istanbul e Ankara sono stati colpiti al capo da candelotti. I giovani arrestati, ha riferito la deputata, non sono stati autorizzati a parlare con avvocati. La parlamentare ha accusato il premier Recep Tayyip Erdogan di ''avere le mani sporche di sangue''. ''Può lavarsele quanto vuole, il marchio non andrà via, rimarrà nella storia come una fonte di vergogna''. Questa, ha detto ancora la deputata, ''é un movimento di rivolta contro un potere autoritario ed oppressivo''.
15.20 - La confederazione sindacale turca Kesk proclama 24 ore di sciopero generale nell'amministrazione pubblica a partire da domani alle 11.00. ''Il terrore di stato messo in atto contro le proteste nel paese (...) ha mostrato ancora una volta l'avversione per la democrazia del governo dell'Akp'' si legge in un comunicato dell'organizzazione sindacale che conta 240.000 aderenti.
15.10 - Si stanno intensificando di nuovo gli scontri nella capitale turca Ankara. La polizia è di nuovo intervenuta violentemente contro alcune migliaia di dimostranti che si erano riuniti nella centrale piazza Kizilay, usando lacrimogeni e idranti.
15.00 - Un altro morto a Istanbul. Si tratta del 20enne Mehmet Ayvalıtaş, attivista del Socialist Solidarity Platform, travolto da un'automobile che non si è fermata di fronte ad una manifestazione a Istanbul.
14.15 - Nella tarda mattinata di oggi migliaia di persone sono tornate sfilando in diversi cortei nel centro della città ad occupare Gezi Park e Piazza Taksim. A Istanbul per ora non si segnalano scontri dopo quelli violenti di ieri a Besiktas. Alcuni incidenti sono avvenuti ancora in mattinata nella capitale Ankara, ma di minore entità rispetto dai giorni scorsi. Segnalati invece molti feriti gravi nella terza città del paese, Izmir, dove gli scontri sono stati molto duri e prolungati e dove la brutalità della polizia ha raggiunto livelli altissimi.
13.00 - Gli hacker di Anynomous hanno cominciato i loro attacchi contro i siti delle autorità turche per protestare contro la violenza della polizia sui manifestanti. Il premier "Erdogan dovrebbe imparare dalla sorte del presidente egiziazio Hosni Mubarak e dimettersi prima di esasperare ancora la situazione" afferma Anonymous in un video su YouTube che mostra foto degli scontri tra dimostranti e polizia degli ultimi giorni. Ieri sera il gruppo ha sabotato il sito della Gazzetta ufficiale turca, stamani quello del canale tv privato NTV, molto criticato per la copertura inadeguata delle proteste. Accusando il governo di censura sui social media per impedire ai cittadini di sapere la verità, Anonymous ha promesso di mettere l'esecutivo "in ginocchio". Stamani su Twitter gli hacker hanno annunciato di aver sabotato i siti del presidente Abdullah Gul, del partito di governo per la Giustizia e lo Sviluppo (AKP), della Prefettura di Istanbul e del Dipartimento di Polizia della città sul Bosforo. "Abbiamo guardato per giorni con orrore mentre i nostro fratelli e sorelle in Turchia, che dimostrano pacificamente contro il loro tirannico governo, venivano brutalizzati, picchiati, investiti da veicoli antisommossa, colpiti con cannoni ad acqua e lacrimogeni" afferma Anomymous su YouTube.
12.20 - Manifestazione in corso all'esterno della sede della catena televisiva privata Ntv, ad Istanbul, contro la censura dei media nei confronti della protesta contro il governo dell'Akp e della repressione. Migliaia le persone che protestano gridando slogan contro il 'silenzio' dei mezzi di comunicazione e la repressione.

12.10 - Il presidente turco, Abdullah Gul, ha invitato alla calma i manifestanti che dalla settimana scorsa contestano il governo Erdogan, assicurando che il loro messaggio é stato "ricevuto". "Democrazia non significa soltanto elezioni", ha dichiarato Gul, citato dall'agenzia Anadolu. "I messaggi che sono stati mandati con buone intenzioni sono stati ricevuti", ha aggiunto.
12.00 - Dopo tre giorni di duri scontri fra polizia e manifestanti antigovernativi la borsa di Istanbul ha aperto la settimana oggi in forte calo, e anche la lira turca ha registrato il livello più basso nei confronti del dollaro da 18 mesi, riferisce Hurriyet online. L'indice Borsa Istanbul National 100 ha registrato un calo del 6,43%, e il dollaro é stato cambiato a 1,891 lire turche, da 1,87 venerdi.
11.45 - Una protesta nata contro il progetto di costruire un centro commerciale e un hotel di lusso nel parco vicino a piazza Taksim, nel cuore di Istanbul, è diventata qualcos'altro. Marco è italiano, vive e lavora nella città, e al telefono racconta all'agenzia TMNews la sua esperienza. "Da una protesta assolutamente pacifica le reazioni del primo ministro hanno suscitato qualcosa di più grosso, una protesta contro la soppressione della libertà di espressione" racconta. La reazione del governo, precisa, "è sembrata provocatoria" e non ha aiutato: "Se voi portate centomila persone in piazza - ha detto il primo ministro Erdogan - noi ne possiamo portare un milione, il parco sarà solo il primo step, dopo costruiremo una moschea". Il tutto, denuncia Marco, nel quasi totale silenzio dei media turchi: "Stampa e televisioni nazionali - dice - hanno quasi completamente ignorato la faccenda, il primo ministro è tranquillamente partito per i suoi viaggi programmati". Le informazioni e le notizie viaggiano sui social network, Facebook in testa, dove i manifestanti postano foto e video delle proteste. "C'erano centinaia di migliaia di persone in piazza, che sono state attaccate da spray urticanti e lacrimogeni sparati ad altezza d'uomo. Si è sentito, anche nella stampa italiana, che Erdogan a un certo punto ha dato ordine alla polizia di ritirarsi da piazza Taksim, così è stato, peccato che quello che non si è detto è che la polizia è andata a fare lo stesso a un'altra folla a Besiktas, a meno di un chilometri di distanza, e le persone sono state bombardate dall'alto con i gas urticanti dall'elicottero". In piazza, assicura Marco, c'è per la stragrande maggioranza gente comune "come la maggior parte dei miei colleghi, sono gente con famiglia, non sarebbe possibile riuscire a radunare un milione di delinquenti. Sono milioni di persone non solo a Istanbul, a Ankara, Izmir, Antalia". Sui social viaggiano anche informazioni pratiche, i numeri di telefono delle farmacie di turno e le indicazioni su come curarsi a seconda del colore dello spray urticante dal quale si viene colpiti: no alle lenti a contatto. Il rischio, dice Marco, è di perdere la vista.
11.30 - Dopo aver accusato i dimostranti prima di essere estremisti e vandali, poi di essere manovrati dall'opposizione che vuole solo approfittare dei disordini per vincere le prossime elezioni, ora il premier turco Recep Tayyip Erdogan ha affermato che la rivolta antigovernativa in corso da una settimana ha ''collegamenti esteri'' chiudendo così il cerchio della teoria del complotto. ''State calmi, rilassatevi, tutto sara' superato'', ha affermato oggi il premier.
10.45 - I sindacati turchi di classe, Kesk e Disk, stanno valutando la convocazione di uno sciopero generale
10.20 - L'ufficio di Amnesty International a Istanbul, nei pressi di piazza Taksim, é stato trasformato in una sorta di pronto soccorso per fornire aiuto ai feriti degli scontri. Lo ha detto all'ANSA il portavoce di Amnesty Italia, Riccardo Noury. ''Anche la nostra sede é stata raggiunta dai fumi dei lacrimogeni'' e sono ''una ventina i volontari - tutto personale medico - che hanno curato decine di feriti, tra i quali alcuni bambini'', ha raccontato Noury, riferendo di maltrattamenti e abusi della polizia nei confronti degli arrestati. ''I manifestanti fermati sono stati tenuti in massa, fino a 12 ore, nei blindati della polizia senza acqua, cibo e senza servizi igienici'', ha detto il portavoce di Amnesty raccontando anche di ''violenze nella stazione di polizia vicino a piazza Taksim e nella stazione centrale di polizia di Istanbul''. Secondo fonti mediche, ha precisato Noury, ''lacrimogeni sono stati lanciati anche all'ingresso degli ospedali'' e la polizia ''ha arrestato feriti che necessitavano di cure''.Poliziotto spara lacrimogeno in faccia a manifestante: https://youmedia.fanpage.it/video/aa/UauDKuSwwIqPNPMJ
10.10 - Le informazioni sulla protesta e sulle violenze della polizia circolano solo sulle reti sociali mentre tv e giornali continuano la censura. In un recente rapporto il Comitato internazionale per la Protezione dei Giornalisti (Cpj) ha scritto che il governo Erdogan ''é impegnato in un'ampia offensiva per ridurre al silenzio i giornalisti critici attraverso la detenzione, procedure legali e l'intimidazione ufficiale''. Nella serata di ieri, attraverso un comunicato, il gruppo di hacker-attivisti Anonymus ha annunciato che ''attaccherà tutti i siti del governo turco fino a quando Erdogan non se ne andrà''.
La polizia tenta l'irruzione in un negozio: http://www.youtube.com/watch?v=SlixRzu4RKc
10.00 - I medici hanno dichiarato la "morte cerebrale" di un giovane colpito da un colpo d'arma da fuoco alla testa durante le proteste anti-governative ad Ankara. Lo ha riferito il segretario generale della Fondazione turca dei diritti umani, Metin Bakkalci. "Il giovane si chiama Ethem Sarisuluk, é stato raggiunto da un colpo di pistola alla testa, é in agonia e i medici hanno dichiarato la morte cerebrale", ha spiegato.
9.45 - Recep Tayyip ha confermato il suo tour programmato nel Maghreb nonostante le manifestazioni antigovernative che da tre giorni scuotono la Turchia e stamane prende l'aereo per il Marocco, ha confermato all'Afp un funzionario dell'ufficio del primo ministro. "Erdogan andrà in Marocco, poi in Algeria e in Tunisia, passerà una notte in ciascun Paese" e tornerà in Turchia giovedì, ha detto il funzionario.
La situazione dopo gli scontri della notte
Mentre si avviava la terza notte di scontri violentissimi in tutta la Turchia il contestatissimo Erdogan ha tenuto ieri l’ennesimo discorso pubblico. Dal premier sono arrivati messaggi alla popolazione, ma non quelli che la piazza si aspettava. Il ‘sultano’ ha infatti respinto le accuse di essere ''un dittatore'' e ha detto ai manifestanti che ''se voi amate questo Paese, se amate Istanbul, non cadete in questi giochi'' che, ha spiegato in un discorso televisivo, sarebbero condotti da una frangia estremista.
Il premier, durante un'intervista all'emittente Haberturk (fuori dai cui studi manifestavano in mille), ha parlato della futura piazza Taksim dopo il lavoro di “riqualificazione”, spiegando che non solo Gezi Park diventerà un centro commerciale, ma che nella enorme spianata simbolo della vita sociale e civile della metropoli sul Bosforo sorgerà una enorme moschea. Non una parola sulle proteste, se non per definire "saccheggiatori" i manifestanti e definire Twitter "una digrazia per la nazione".
D’altronde, la censura in Turchia è un meccanismo ben oliato e in questi giorni ben poco si é visto sui media di quanto sta succedendo nelle strade e nelle piazze di decine di città. Si spiega quindi il livore dell’oligarchia turca nei confronti dei social network che, non a caso, nella giornata di sabato sono stati "inspiegabilmente" inaccessibili per alcune ore. Erdogan da parte sua ha affermato che ''ora c'é una nuova minaccia che si chiama Twitter. Le bugie migliori si possono trovare qui. Per me, i social media sono la peggiore minaccia della società''.
Calma a Taksim, scontri a Besiktas
Contemporeaneamente, in tutto il Paese, la gente è scesa di nuovo in piazza percuotendo pentole e marciando al grido di "Erdogan istifa", “Erdogan vattene”. Ieri pomeriggio centinaia di migliaia di manifestanti si sono radunati nuovamente a Taksim, pacificamente e senza che la polizia intervenisse. Una manifestazione composta da tante anime, dal punto di vista sociale e politico: dai repubblicani ai nazionalisti, dai curdi a esponenti di ambienti conservatori ma contrari alla deriva autoritaria di Erdogan, sindacati, partiti di sinistra e di estrema sinistra, reti sociali, associazioni ecologiste. Ma fuori dalla zona centrale della città, quella che nel frattempo è stata messa sotto osservazione da alcuni media internazionale, le scene di guerriglia urbana sono rimaste le stesse.
Le proteste e la repressione, ancora più violenta di quella dei giorni scorsi, hanno traslocato a Besiktas, quartiere popolare sul Bosforo sulla sponda europea della città, dove si trova l'ufficio che il premier Erdogan utilizza a Istanbul. Gli agenti hanno utilizzato contro i manifestanti quantità industriali di gas ancora più urticanti di quelli usati durante le giornate di venerdì e sabato. I feriti si contano a decine, anche in modo grave, e molti manifestanti hanno trovato rifugio nei portoni dei palazzi, nelle case private e nei bar e ristoranti della zona. Come era già avvenuto sabato, a Besiktas i manifestanti hanno realizzato barricate con il selciato rimosso dalle strade e con i segnali stradali. (video: http://www.youtube.com/watch?v=DKv601khylM)
Ankara brucia
Ad
Ankara la situazione si è fatta anche più tesa che nei giorni scorsi,
sia per quanto riguarda il numero e la determinazione dei manifestanti,
sia per quanto riguarda la violenza della repressione. Ieri la centrale
piazza Kizilay si era riempita di decine di migliaia di manifestanti
pacifici, ma poi la polizia li ha attaccati con idranti, lacrimogeni e
pallottole di gomma e la piazza ha reagito. Gli scontri sono proseguiti
per ore anche durante la notte, e gruppi di dimostranti hanno attaccato
alcuni uffici del partito islamico Akp del premier Erdogan. Nella capitale
la polizia ha fatto irruzione all'interno di un centro commerciale dove
si erano rifugiati diversi manifestanti, arrestandone diversi. Fonti
mediche di Ankara parlano di almeno 400 civili feriti soltanto nella
giornata di ieri, e gli arresti sarebbero stati nella capitale circa
500.
Izmir: attaccati uffici dell'Akp
Nella città costiera di Smirne (Izmir) i manifestanti hanno lanciato bombe molotov all’interno degli uffici del Partito per la Giustizia e lo Sviluppo, e le fiamme hanno distrutto una parte dell'edificio.
1700 arresti, migliaia di feriti, tre morti
Nella città costiera di Smirne (Izmir) i manifestanti hanno lanciato bombe molotov all’interno degli uffici del Partito per la Giustizia e lo Sviluppo, e le fiamme hanno distrutto una parte dell'edificio.
1700 arresti, migliaia di feriti, tre morti
Stando all'ultimo bilancio diffuso dal ministro dell'Interno, sono oltre 1.700 le persone arrestate in tre giorni di proteste in 67 città del Paese e il numero dei feriti totali è arrivato a quota 1500. Secondo l'Associazione dei medici turchi, sarebbero 484 i manifestanti soccorsi negli ospedali di Istanbul da venerdì scorso mentre non si hanno cifre esatte da Ankara e da altre città nelle quali gli scontri sono stati ferocissimi come Izmir o Adana.
I coordinamenti creatisi in questi giorni tra i gruppi dell’opposizione sociale confermano alcune morti, nonostante ieri pomeriggio anche Amnesty International sia in parte tornata indietro su quanto aveva affermato ieri mattina in un comunicato. Si parla di due morti a Istanbul – due ragazze – e di un morto ad Ankara, freddato da un colpo di pistola esploso a bruciapelo da un poliziotto. Ma sono moltissimi i feriti in condizioni critiche, per la maggior parte raggiunti da pallottole di gomma o dalle spolette dei lacrimogeni sparati alla testa dai poliziotti.

Ultima modifica Lunedì 03 Giugno 2013 18:30
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domenica 2 giugno 2013
LA RIVOLTA DI TAKSIM CONQUISTA LA TURCHIA
Domenica 02 Giugno 2013 16:45
1000
feriti, 1000 arresti e due morti. La protesta di Taksim si è
trasformata in rivolta e si è estesa a tutto il paese, manifestazioni e
scontri in 90 città, milioni in piazza. Erdogan ha accusato il colpo.
Oggi nuove manifestazioni e nuovi scontri.
E’
stata una giornata campale, quella di ieri, ad Istanbul ed in tutta la
Turchia. Basta vedere i dati – per quanto sommari e incompleti – forniti
da media e istituzioni per rendersi conto del fatto che quella che era
nata come una protesta localizzata per la difesa di un parco nel centro
di Istanbul sia presto diventata una ribellione generalizzata e
trasversale contro vari aspetti della politica del governo
islamico-liberista dell’Akp e del premier Erdogan in particolare. Ieri
il ‘sultano’, con un durissimo e minaccioso comunicato, aveva ribadito
la linea dura, avvertendo i manifestando che il centro commerciale e la
moschea nel fazzoletto verde ai margini di Piazza Taksim si sarebbe
fatto ad ogni costo e che l’ordine sarebbe stato riportato. Ma già alle
15 era evidente che a mobilitarsi non erano più solo le associazioni
ecologiste, i movimenti antagonisti e i partiti di estrema sinistra. In
piazza, a Istanbul e non solo, erano nel frattempo scesi vasti settori
sociali trasversali, tutti uniti dal ripudio della brutalità della
polizia e dall’autoritarismo del governo. Dai militanti dei partiti di
centrosinistra a quelli dei sindacati a un popolo variegato che ha
covato per anni la rabbia nei confronti delle manie di grandezza e i
progetti faraonici attraverso i quali l’ex sindaco di Istanbul ha
cercato in questi anni di rafforzare il suo potere e i legami con
l’oligarchia turca.
Quando Istiklalm il lungo viale dello shopping e della movida, era ormai invaso da decine di migliaia di manifestanti e ai margini di piazza Taksim erano già iniziati duri scontri con i reparti antisommossa della polizia, una telefonata del presidente della Repubblica Gul ha ‘consigliato’ a Erdogan un passo indietro. E così poco prima delle 16 alle migliaia di celerini che occupavano Piazza Taksim è arrivato l’ordine di ritirarsi, lasciando campo libero ad una marea umana che si è gonfiata man mano che altri cortei giungevano dalla sponda asiatica e da quella europea. Una marea umana che ha gridato all’unisono “libertà, giustizia, dimissioni”, “fermiamo il fascismo”, esplicitando che quella scoppiata poche ore prima era una rivolta di massa e con precisi obiettivi politici. Mentre alle finestre delle case e degli uffici attorno a Taksim comparivano ritratti del fondatore della Turchia laica – e autoritaria – Ataturk, la piazza festeggiava la vittoria sul regime, mentre i camerieri dei ristoranti o i lavoratori degli hotel offrivano acqua e limoni ai manifestanti ancora in lacrime per l’effetto degli spray urticanti e dei lacrimogeni.
Che i media turchi, e anche italiani, giustifichino i moti di ieri come conseguenza della rabbia giovanile contro le limitazioni alla vendita dell’alcool nelle ore notturne appare assai riduttivo, se non offensivo.
I numeri, dicevamo. Secondo le autorità turche solo ieri la polizia ha arrestato in tutta il paese ben 939 persone, che si sommano ad altre centinaia detenute tra giovedì e venerdì soprattutto a Istanbul. I feriti, secondo le autorità, sarebbero ‘solo’ un centinaio, ma fonti mediche parlano almeno di 1000 feriti, alcuni dei quali gravi. Alcuni hanno perso o perderanno completamente la vista, colpiti in pieno volto dalle spolette dei lacrimogeni Cs sparate ad altezza d’uomo. Altre asfissiate da nubi di gas tossici - gettati sulla folla addirittura dagli elicotteri - vietati dalla convenzioni internazionali, compreso un ‘nuovo’ gas arancione il cui scopo dovrebbe essere quello di marcare, macchiare chi ne viene investito per poterlo riconoscere in seguito e arrestare. Altre ancora con arti fratturati o teste spaccate.
Quando Istiklalm il lungo viale dello shopping e della movida, era ormai invaso da decine di migliaia di manifestanti e ai margini di piazza Taksim erano già iniziati duri scontri con i reparti antisommossa della polizia, una telefonata del presidente della Repubblica Gul ha ‘consigliato’ a Erdogan un passo indietro. E così poco prima delle 16 alle migliaia di celerini che occupavano Piazza Taksim è arrivato l’ordine di ritirarsi, lasciando campo libero ad una marea umana che si è gonfiata man mano che altri cortei giungevano dalla sponda asiatica e da quella europea. Una marea umana che ha gridato all’unisono “libertà, giustizia, dimissioni”, “fermiamo il fascismo”, esplicitando che quella scoppiata poche ore prima era una rivolta di massa e con precisi obiettivi politici. Mentre alle finestre delle case e degli uffici attorno a Taksim comparivano ritratti del fondatore della Turchia laica – e autoritaria – Ataturk, la piazza festeggiava la vittoria sul regime, mentre i camerieri dei ristoranti o i lavoratori degli hotel offrivano acqua e limoni ai manifestanti ancora in lacrime per l’effetto degli spray urticanti e dei lacrimogeni.
Che i media turchi, e anche italiani, giustifichino i moti di ieri come conseguenza della rabbia giovanile contro le limitazioni alla vendita dell’alcool nelle ore notturne appare assai riduttivo, se non offensivo.
I numeri, dicevamo. Secondo le autorità turche solo ieri la polizia ha arrestato in tutta il paese ben 939 persone, che si sommano ad altre centinaia detenute tra giovedì e venerdì soprattutto a Istanbul. I feriti, secondo le autorità, sarebbero ‘solo’ un centinaio, ma fonti mediche parlano almeno di 1000 feriti, alcuni dei quali gravi. Alcuni hanno perso o perderanno completamente la vista, colpiti in pieno volto dalle spolette dei lacrimogeni Cs sparate ad altezza d’uomo. Altre asfissiate da nubi di gas tossici - gettati sulla folla addirittura dagli elicotteri - vietati dalla convenzioni internazionali, compreso un ‘nuovo’ gas arancione il cui scopo dovrebbe essere quello di marcare, macchiare chi ne viene investito per poterlo riconoscere in seguito e arrestare. Altre ancora con arti fratturati o teste spaccate.
Un video sul gas arancione:
La
parola 'morti' continua ad essere tabù, nessuno osa pronunciarla
ufficialmente. Ma dopo le associazioni mediche turche anche Amnesty
International conferma oggi che almeno due persone hanno perso la vita
durante gli scontri delle ultime 48 ore. Sulla rete girano immagini
terribili di gente accasciata incosciente a terra in mezzo a pozze di
sangue, di giovani travolti dai bulldozer e dai blindati della Polizia. I
reparti antisommossa hanno usato in molti casi pallottole di gomma e
non sono mancati i casi in cui i poliziotti hanno sparato sulla folla.
Ad esempio ad Ankara, dove un poliziotto a sparato alla testa di un
manifestante a breve distanza (http://s7.directupload.net/images/130602/oyxpcyd9.swf). In realtà il bilancio delle vittime della repressione potrebbe essere assai più consistente.
I
media parlano di ‘decine di migliaia di manifestanti’ ma le immagini di
una enorme piazza Taksim gremita di gente parlano chiaro: solo a
Istanbul in piazza c’erano molte centinaia di migliaia di manifestanti,
ed altrettanti nelle circa 90 città dove ieri si è protestato contro
Erdogan. A milioni sono scesi in piazza, per lo più in modo pacifico. Ma
scontri durissimi, barricate, fionde e lanci di razzi e di molotov si
sono visti in almeno una decina di città.
E il dato più significativo di ieri è stata l’estensione della protesta di massa ad una città, Ankara, che è assai più conservatrice e conformista della cosmopolita e tollerante Istanbul. Nella capitale sono scese in piazza molte migliaia di persone, e gli scontri sono durati ore nonostante la brutalità della polizia che ha addirittura fatto ricorso ai taser e ai bastoni elettrificati contro i manifestanti. Ma dopo gli scontri, in serata, anche il popolo laico di Ankara ha voluto festeggiare la presa di Taksim, a lungo vietata alle organizzazioni progressiste e ai sindacati a suon di botte, arresti e denunce. Quando è calato il buio migliaia di auto si sono riversate nei viali della capitale, addobbate con le bandiere turche e i ritratti di Ataturk e con i clacson strombazzanti. Nel frattempo altre migliaia di persone hanno invaso la centrale arteria commerciale di Tunali, cantando ''Tayyp vattene''. Molti i giovani che ostentavano bottiglie di birra, in polemica con la campagna di ‘moralizzazione’ che vede impegnate le autorità dell’Akp. “Moralizzazione” contestata anche da diverse coppie che si baciavano sulla bocca.
E il dato più significativo di ieri è stata l’estensione della protesta di massa ad una città, Ankara, che è assai più conservatrice e conformista della cosmopolita e tollerante Istanbul. Nella capitale sono scese in piazza molte migliaia di persone, e gli scontri sono durati ore nonostante la brutalità della polizia che ha addirittura fatto ricorso ai taser e ai bastoni elettrificati contro i manifestanti. Ma dopo gli scontri, in serata, anche il popolo laico di Ankara ha voluto festeggiare la presa di Taksim, a lungo vietata alle organizzazioni progressiste e ai sindacati a suon di botte, arresti e denunce. Quando è calato il buio migliaia di auto si sono riversate nei viali della capitale, addobbate con le bandiere turche e i ritratti di Ataturk e con i clacson strombazzanti. Nel frattempo altre migliaia di persone hanno invaso la centrale arteria commerciale di Tunali, cantando ''Tayyp vattene''. Molti i giovani che ostentavano bottiglie di birra, in polemica con la campagna di ‘moralizzazione’ che vede impegnate le autorità dell’Akp. “Moralizzazione” contestata anche da diverse coppie che si baciavano sulla bocca.
Ma la pausa negli scontri ad Ankara è durata poco. Oggi
pomeriggio la polizia ha di nuovo attaccato con lacrimogeni e idranti
alcune centinaia di attivisti dell'opposizione che tentavano di
avvicinarsi agli uffici del premier Erdogan, di cui i contestatori
chiedono le dimissioni. Oggi pomeriggio si segnalano di nuovo scontri
anche a Izmir.
Invece ad Istanbul questa mattina gruppi di attivisti hanno cominciato a dedicarsi alla pulizia di Piazza Taksim; armati di scope, palette e sacchi dell'immondizia hanno raccolto pezzi di vetro, bossoli di proiettili di gomma, candelotti lacrimogeni esplosi, insieme a montagne di rifiuti e sassi ereditati dalle quasi 30 ore di battaglia conclusesi con l'occupazione della piazza. Poi nel pomeriggio di oggi prima a centinaia, poi di nuovo a decine di migliaia, attivisti di organizzazioni di sinistra e dei sindacati e delle organizzazioni giovanili hanno cominciato di nuovo ad affluire nella spianata in un clima almeno per ora più disteso rispetto ai giorni scorsi. Alcuni provocatori hanno tentato di aggredire un gruppo di attivisti curdi, difesi però da cordoni di manifestanti al grido di "uniti contro il fascismo" mentre sulla spianata cominciava un concerto del Grup Yorum. Band i cui componenti sono stati nei mesi scorsi arrestati ed in alcuni casi torturati dalla polizia. Ma a quel tempo nessun media italiano se ne occupò...
Invece ad Istanbul questa mattina gruppi di attivisti hanno cominciato a dedicarsi alla pulizia di Piazza Taksim; armati di scope, palette e sacchi dell'immondizia hanno raccolto pezzi di vetro, bossoli di proiettili di gomma, candelotti lacrimogeni esplosi, insieme a montagne di rifiuti e sassi ereditati dalle quasi 30 ore di battaglia conclusesi con l'occupazione della piazza. Poi nel pomeriggio di oggi prima a centinaia, poi di nuovo a decine di migliaia, attivisti di organizzazioni di sinistra e dei sindacati e delle organizzazioni giovanili hanno cominciato di nuovo ad affluire nella spianata in un clima almeno per ora più disteso rispetto ai giorni scorsi. Alcuni provocatori hanno tentato di aggredire un gruppo di attivisti curdi, difesi però da cordoni di manifestanti al grido di "uniti contro il fascismo" mentre sulla spianata cominciava un concerto del Grup Yorum. Band i cui componenti sono stati nei mesi scorsi arrestati ed in alcuni casi torturati dalla polizia. Ma a quel tempo nessun media italiano se ne occupò...
Guarda: Turchia. Altre foto da Istanbul
Ultima modifica Domenica 02 Giugno 2013 17:13
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"TOGLIETE GLI EUROPEI UNDER 21 AD ISRAELE"
Sabato 01 Giugno 2013 21:20
di Redazione Contropiano
Venerdì,
24 maggio, delegati delle leghe calcio europee si sono riuniti in un
albergo di Londra per il Congresso Annuale della Uefa. In tale sede
hanno convenuto nuove, severe linee guida per affrontare il razzismo, il
che suggerisce una determinazione encomiabile per combattere la
discriminazione in questo sport.
Per questo troviamo sconvolgente che questa stessa organizzazione dimostri una totale insensibilità nei confronti della palese e radicata discriminazione inflitta a donne e uomini sportivi palestinesi da parte di Israele.
Nonostante gli appelli diretti da parte di rappresentanti di questo sport in Palestina e di organizzazioni antirazziste e per i diritti umani in tutta Europa, l’Uefa premia il comportamento crudele e fuori legge di Israele conferendole l’onore di ospitare il campionato europeo Under 21 . L’Uefa non dovrebbe permettere a Israele di utilizzare un prestigioso evento del calcio per mascherare la negazione razzista dei diritti dei palestinesi e l’occupazione illegale di terra palestinese.
Esortiamo l’Uefa a seguire l’esempio coraggioso dello scienziato di fama mondiale Stephen Hawking che, su consiglio di colleghi palestinesi, ha rifiutato di prendere parte a una conferenza internazionale in Israele. Invitiamo l’Uefa, anche in questa fase tardiva, a rivedere la scelta di Israele come paese ospitante.
di Redazione Contropiano
L'arcivescovo
sudafricano e premio Nobel per la pace Desmond Tutu, i calciatori
Didier Drogba, Frédéric Kanouté e Jeremy Menez, il regista britannico
Ken Loach, l’attore Roger Lloyd Pack, il comico Alexei Sayle, il
parlamentare laburista Jeremy Corbyn.
Sono alcune delle personalità che lo scorso dicembre hanno inviato al quotidiano al quotidiano inglese Guardian per chiedere alla Uefa di non disputare in Israele la fase finale degli Europei under 21, che inizierà la prossima settimana.
Nel testo, rilanciato in questi giorni dai promotori della campagna “Cartellino rosso all’aprtheid israeliana”, l’Uefa viene accusata di “premiare il comportamento crudele e fuori legge di Israele conferendole l’onore di ospitare il campionato europeo Under 21″.
Qui sotto il testo dell’appello:
Sono alcune delle personalità che lo scorso dicembre hanno inviato al quotidiano al quotidiano inglese Guardian per chiedere alla Uefa di non disputare in Israele la fase finale degli Europei under 21, che inizierà la prossima settimana.
Nel testo, rilanciato in questi giorni dai promotori della campagna “Cartellino rosso all’aprtheid israeliana”, l’Uefa viene accusata di “premiare il comportamento crudele e fuori legge di Israele conferendole l’onore di ospitare il campionato europeo Under 21″.
Qui sotto il testo dell’appello:
Venerdì,
24 maggio, delegati delle leghe calcio europee si sono riuniti in un
albergo di Londra per il Congresso Annuale della Uefa. In tale sede
hanno convenuto nuove, severe linee guida per affrontare il razzismo, il
che suggerisce una determinazione encomiabile per combattere la
discriminazione in questo sport.Per questo troviamo sconvolgente che questa stessa organizzazione dimostri una totale insensibilità nei confronti della palese e radicata discriminazione inflitta a donne e uomini sportivi palestinesi da parte di Israele.
Nonostante gli appelli diretti da parte di rappresentanti di questo sport in Palestina e di organizzazioni antirazziste e per i diritti umani in tutta Europa, l’Uefa premia il comportamento crudele e fuori legge di Israele conferendole l’onore di ospitare il campionato europeo Under 21 . L’Uefa non dovrebbe permettere a Israele di utilizzare un prestigioso evento del calcio per mascherare la negazione razzista dei diritti dei palestinesi e l’occupazione illegale di terra palestinese.
Esortiamo l’Uefa a seguire l’esempio coraggioso dello scienziato di fama mondiale Stephen Hawking che, su consiglio di colleghi palestinesi, ha rifiutato di prendere parte a una conferenza internazionale in Israele. Invitiamo l’Uefa, anche in questa fase tardiva, a rivedere la scelta di Israele come paese ospitante.
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ISTANBUL: UNA PROTESTA CHE DIVENTA RIVOLTA
Sabato 01 Giugno 2013 20:00
Il
premier Erdogan minaccia i manifestanti e promette che non fermerà i
suoi faraonici progetti speculativi. La protesta per la difesa del Gezi
Park si estende e diventa rivolta popolare contro un regime oscurantista
e autoritario. Ancora manifestazioni e scontri.
20.20 - Con il calare del buio i coordinamenti di lotta temono che la polizia attacchi di nuovo i manifestanti ancora radunati, a centinaia di migliaia, in Piazza Taksim ed in altre decine di città turche. Scontri si segnalano già, violentissimi, ad Adana. Confermate le crepe nell'esercito, con molti militari che dichiarano apertamente il proprio sostegno al movimento per la difesa del Gezi Park ed indirettamente la propria opposizione al governo e alla polizia.

20.00 - Mentre la polizia turca si é ritirata da piazza Taksim, gli agenti in tenuta antisommossa hanno usato gas lacrimogeni e idranti contro i manifestanti nel quartiere di Besiktas, a poca distanza, per disperdere un folto gruppo di manifestanti che stavano dirigendosi verso l'ufficio del premier, Recep Tayyip Erdogan. Lo riferisce la rete al Jazira aggiungendo che alcuni dei manifestanti avrebbero rovesciato e dato alle fiame un veicolo della polizia.
19.30 - In totale sarebbero stati 95 gli arresti odierni negli scontri tra manifestanti e polizia a piazza Taksim a Istanbul. Di questi, riferisce il quotidiano Hurriyet, 81 sarebbero stati rilasciati dopo essere stati interrogati dalla procura, che si riserva di incriminarli.
19.10 - Mentre a Taksim l'atmosfera per ora è tranquilla, la polizia ha di nuovo attaccato i manifestanti nel popolare quartiere di Besiktas, a poca distanza. Anche ad Ankara continuano gli scontri, con i blindati della polizia che si lanciano a tutta velocità contro i dimostranti che rifiutano di abbandonare il centro della città: quattro di loro sarebbero stati investiti da un mezzo. Scontri anche ad Antalya, sulla costa vicino a Izmir.
18.50 - Piazza Taksim a Istanbul è gremita di persone, le foto pubblicate sui profili facebook degli attivisti turchi è impressionante. Sono ormai parecchie centinaia di migliaia di persone che stanno confluendo da tutti i quartieri dell'enorme metropoli verso il cuore della protesta contro il regime di Erdogan e del suo partito islam-liberista Akp che oggi, almeno sul Bosforo, ha dovuto incassare una sonora sconfitta.
18.40 - E' di almeno 1.000 feriti il bilancio provvisorio degli scontri ad Istanbul tra manifestanti e polizia degli ultimi giorni. Lo riferisce l'Associazione dei medici turchi, sottolineando che almeno 4 persone hanno perso la vista dopo essere stati centrati dai candelotti lacrimogeni sparati dagli agenti mentre altri 4 sono curati per fratture al cranio.
18.15 - Migliaia di manifestanti stanno resistendo alle violenze della polizia turca nel centro della capitale Ankara. Nel quartiere di Kizilay centinaia di persone hanno lanciato pietre contro la polizia mentre un elicottero sparava candelotti di gas lacrimogeno sulla folla. La polizia ha anche fatto ricorso a bastoni elettrificati, che colpiscono con scariche anche di 40.000 volt le persone colpite, stordendole e provocando anche seri danni e lesioni.

18.00 - Se a Istanbul la situazione è relativamente calma, è dalla capitale Ankara che arrivano notizie di scontri durissimi, barricate e decine di arresti e feriti, alcuni dei quali molto gravi. I media ufficiali turchi evitano accuratamente di fornire informazioni dettagliate come era già avvenuto a Istanbul, e il numero di giornalisti e di attivisti stranieri nella assai più conservatrice capitale turca è assai esiguo rispetto alla metropoli sul Bosforo.

17.15 - Anche il regista turco Ferzan Ozpetek, come molti altri intellettuali e artisti di Istanbul, appoggia i manifestanti di Istanbul, aderendo a un appello ai media internazionali ''perché il resto del mondo sia messo a conoscenza di quello che sta accadendo e dello stato di polizia creato dal partito Akp del premier Recep Tayyip Erdogan''. ''I media turchi - afferma l'appello - controllati direttamente dal governo, o economicamente o politicamente legati al governo, si rifiutano di parlare degli scontri'' e ''le agenzie di stampa bloccano il regolare flusso delle informazioni''.
17.10 - Decine di migliaia di manifestanti continuano ad occupare pacificamente piazza Taksim. I manifestanti gridano slogan ostili al premier Erdogan e cantano ''uniti contro il fascismo'' e ''governo dimissioni''. La celebre via Istiklal - che congiunge la piazza con la torre di Galata - teatro di scontri ieri e questa mattina, ha l'aspetto di un campo di battaglia, con vetri infranti e spolette gas lacrimogeni per terra.
17.05 - Mentre a Istanbul la calma si è momentaneamente imposta segnalati duri scontri ad Ankara ed in altre città della Turchia. Manifestazione di solidarietà in corso al consolato turco di Milano.
17.00 - Un commento dell'intellettuale Slavoj Zizek sui fatti di Istanbul: Gezi Park: il messaggio di Slavoj Žižek
16.50 - Moltissimi giornalisti e attivisti nelle scorse ore hanno segnalato grossi problemi alle connessioni telefoniche e soprattutto l'oscuramento di alcuni social network, probabilmente una misura intrapresa dalle autorità nella fase più acuta degli scontri per rallentare la mobilitazione popolare. Negli ultimi minuti la situazione sembra essere tornata quasi alla normalità.
16.45 - Si segnalano sporadici scontri nei quartieri adiacenti a Taksim, mentre alcuni cordoni di polizia si sono piazzati a ridosso del Gezi Park e controllano la situazione da lontano. La piazza ora è letteralmente invasa e la folla grida ripetutamente "Libertà, dimissioni".
16.35 - Il deputato turco Aykan Erdemir conferma in una dichiarazione l'uso da parte della polizia di un "gas colorato di arancione" oltre al normale gas cs. Oltre che a Istanbul, il gas arancione è stato usato - afferma il parlamentare - anche ad Ankara contro i manifestanti antigovernativi. E' più micidiale del 'normale gas Cs' e provoca violenti conati di vomito.
16.30 - ''Nessuno ha il diritto di aumentare le tensioni in Turchia usando come scusa alcuni alberi tagliati''. Cosi' il primo ministro turco ha commentato la protesta in corso a Istanbul. Intervenendo all'Assemblea generale dell'Export turco, Erdogan ha detto: ''Tutti in questo Paese hanno il diritto di manifestare all'interno della democrazia e della legge. Tuttavia, nessuno ha diritto di agire contro la legge, condurre azioni estranee alla democrazia e danneggiare negozianti o residenti. Nessuno ha diritto ad aumentare le tensioni in Turchia usando come scusa qualche albero tagliato''.
16.20 - Ora la colonna di fumo che si alza da Piazza Taksim si fa più consistente, e secondo alcuni giornalisti il fuoco avrebbe investito alcune strutture prefabbricate ad un lato della enorme piazza.
16.15 - La piazza è sempre più piena e in vari punti con amplificazioni improvvisate i promotori della protesta - partiti, coordinamenti, sindacati, associazioni - stanno parlando davanti a decine di migliaia di persone sempre più determinate. Negli ultimi minuti, da quando la polizia si è ritirata dalla piazza e si è posizionata nelle vie adiacenti, alcuni canali televisivi hanno cominciato a parlare insistentemente di incendi appiccati dai dimostranti, mostrando nuvole di fumo che si alzano dalla spianata. In realtà gli incendi in piazza c'erano già da ieri, da quando cioè gruppi consistenti di dimostranti hanno incendiato le barricate che avevano eretto per tentare di difendersi dagli attacchi dei reparti antisommossa.
16.05 - Manifestazioni di solidarietà anche in Austria, Olanda e Grecia.
16.00 - La polizia turca ha ricevuto ordine di ritirarsi da piazza Taksim ad Istanbul dove nel frattempo sono riuscite ad entrare decine di migliaia di persone. Secondo testimoni citati dall'agenzia di stampa 'Dpa', i manifestanti hanno applaudito e gioito quando i cordoni di poliziotti in assetto antisommossa hanno cominciato ad arretrare.

15.50 - Mentre proseguono nel centro di Istanbul i violenti scontri fra polizia e manifestanti attorno all'area di Gezi Park e di Taksim, il Consolato generale d'Italia ha invitato i connazionali che si trovano nella megalopoli del Bosforo ad ''evitare gli assembramenti ed a restare in albergo se alloggiati in zona''. ''Sono in corso imponenti manifestazioni nei dintorni di Taksim e Istiklal e in altre zone della città'' avverte la sede consolare in un messaggio Sms.
15.45 - Il primo ministro turco, Recep Tayyip Erdogan, ha ammesso che possono esserci stati casi di azioni "estreme" delle forze dell'ordine nei confronti della gente che in questi giorni sta dimostrando nel centro di Istanbul contro l'attuazione di un progetto di ridisegno della piazza centrale della citta'. "Sì, é vero - ha detto Erdogan - potrebbero esserci stati degli errori, una risposta un po' troppo estrema da parte della polizia". E il ministero dell'Interno ha fatto sapere con un comunicato che sarà intrapresa azione legale contro i poliziotti che hanno agito in maniera "eccessiva". Sembra un segnale di debolezza da parte delle autorità.
15.40 - Decine di migliaia di persone occupano Istiklal Caddesi e le traverse intorno a piazza Taksim nonostante l'aria sia resa irrespirabile dai gas sparati dalla polizia. La folla non arretra e centinaia di persone hanno ingaggiato violenti scontri con i reparti antisommossa, lanciando pietre, bottiglie ed altri oggetti. Secondo alcune testimonianze riportate da giornalisti presenti la polizia starebbe lanciando i lacrimogeni anche dagli elicotteri ma migliaia di manifestanti sono comunque riusciti ad entrare in piazza Taksim.
20.20 - Con il calare del buio i coordinamenti di lotta temono che la polizia attacchi di nuovo i manifestanti ancora radunati, a centinaia di migliaia, in Piazza Taksim ed in altre decine di città turche. Scontri si segnalano già, violentissimi, ad Adana. Confermate le crepe nell'esercito, con molti militari che dichiarano apertamente il proprio sostegno al movimento per la difesa del Gezi Park ed indirettamente la propria opposizione al governo e alla polizia.

20.00 - Mentre la polizia turca si é ritirata da piazza Taksim, gli agenti in tenuta antisommossa hanno usato gas lacrimogeni e idranti contro i manifestanti nel quartiere di Besiktas, a poca distanza, per disperdere un folto gruppo di manifestanti che stavano dirigendosi verso l'ufficio del premier, Recep Tayyip Erdogan. Lo riferisce la rete al Jazira aggiungendo che alcuni dei manifestanti avrebbero rovesciato e dato alle fiame un veicolo della polizia.
19.30 - In totale sarebbero stati 95 gli arresti odierni negli scontri tra manifestanti e polizia a piazza Taksim a Istanbul. Di questi, riferisce il quotidiano Hurriyet, 81 sarebbero stati rilasciati dopo essere stati interrogati dalla procura, che si riserva di incriminarli.
19.10 - Mentre a Taksim l'atmosfera per ora è tranquilla, la polizia ha di nuovo attaccato i manifestanti nel popolare quartiere di Besiktas, a poca distanza. Anche ad Ankara continuano gli scontri, con i blindati della polizia che si lanciano a tutta velocità contro i dimostranti che rifiutano di abbandonare il centro della città: quattro di loro sarebbero stati investiti da un mezzo. Scontri anche ad Antalya, sulla costa vicino a Izmir.
18.50 - Piazza Taksim a Istanbul è gremita di persone, le foto pubblicate sui profili facebook degli attivisti turchi è impressionante. Sono ormai parecchie centinaia di migliaia di persone che stanno confluendo da tutti i quartieri dell'enorme metropoli verso il cuore della protesta contro il regime di Erdogan e del suo partito islam-liberista Akp che oggi, almeno sul Bosforo, ha dovuto incassare una sonora sconfitta.
18.40 - E' di almeno 1.000 feriti il bilancio provvisorio degli scontri ad Istanbul tra manifestanti e polizia degli ultimi giorni. Lo riferisce l'Associazione dei medici turchi, sottolineando che almeno 4 persone hanno perso la vista dopo essere stati centrati dai candelotti lacrimogeni sparati dagli agenti mentre altri 4 sono curati per fratture al cranio.
18.15 - Migliaia di manifestanti stanno resistendo alle violenze della polizia turca nel centro della capitale Ankara. Nel quartiere di Kizilay centinaia di persone hanno lanciato pietre contro la polizia mentre un elicottero sparava candelotti di gas lacrimogeno sulla folla. La polizia ha anche fatto ricorso a bastoni elettrificati, che colpiscono con scariche anche di 40.000 volt le persone colpite, stordendole e provocando anche seri danni e lesioni.

18.00 - Se a Istanbul la situazione è relativamente calma, è dalla capitale Ankara che arrivano notizie di scontri durissimi, barricate e decine di arresti e feriti, alcuni dei quali molto gravi. I media ufficiali turchi evitano accuratamente di fornire informazioni dettagliate come era già avvenuto a Istanbul, e il numero di giornalisti e di attivisti stranieri nella assai più conservatrice capitale turca è assai esiguo rispetto alla metropoli sul Bosforo.

17.15 - Anche il regista turco Ferzan Ozpetek, come molti altri intellettuali e artisti di Istanbul, appoggia i manifestanti di Istanbul, aderendo a un appello ai media internazionali ''perché il resto del mondo sia messo a conoscenza di quello che sta accadendo e dello stato di polizia creato dal partito Akp del premier Recep Tayyip Erdogan''. ''I media turchi - afferma l'appello - controllati direttamente dal governo, o economicamente o politicamente legati al governo, si rifiutano di parlare degli scontri'' e ''le agenzie di stampa bloccano il regolare flusso delle informazioni''.
17.10 - Decine di migliaia di manifestanti continuano ad occupare pacificamente piazza Taksim. I manifestanti gridano slogan ostili al premier Erdogan e cantano ''uniti contro il fascismo'' e ''governo dimissioni''. La celebre via Istiklal - che congiunge la piazza con la torre di Galata - teatro di scontri ieri e questa mattina, ha l'aspetto di un campo di battaglia, con vetri infranti e spolette gas lacrimogeni per terra.
17.05 - Mentre a Istanbul la calma si è momentaneamente imposta segnalati duri scontri ad Ankara ed in altre città della Turchia. Manifestazione di solidarietà in corso al consolato turco di Milano.
17.00 - Un commento dell'intellettuale Slavoj Zizek sui fatti di Istanbul: Gezi Park: il messaggio di Slavoj Žižek
16.50 - Moltissimi giornalisti e attivisti nelle scorse ore hanno segnalato grossi problemi alle connessioni telefoniche e soprattutto l'oscuramento di alcuni social network, probabilmente una misura intrapresa dalle autorità nella fase più acuta degli scontri per rallentare la mobilitazione popolare. Negli ultimi minuti la situazione sembra essere tornata quasi alla normalità.
16.45 - Si segnalano sporadici scontri nei quartieri adiacenti a Taksim, mentre alcuni cordoni di polizia si sono piazzati a ridosso del Gezi Park e controllano la situazione da lontano. La piazza ora è letteralmente invasa e la folla grida ripetutamente "Libertà, dimissioni".
16.35 - Il deputato turco Aykan Erdemir conferma in una dichiarazione l'uso da parte della polizia di un "gas colorato di arancione" oltre al normale gas cs. Oltre che a Istanbul, il gas arancione è stato usato - afferma il parlamentare - anche ad Ankara contro i manifestanti antigovernativi. E' più micidiale del 'normale gas Cs' e provoca violenti conati di vomito.
16.30 - ''Nessuno ha il diritto di aumentare le tensioni in Turchia usando come scusa alcuni alberi tagliati''. Cosi' il primo ministro turco ha commentato la protesta in corso a Istanbul. Intervenendo all'Assemblea generale dell'Export turco, Erdogan ha detto: ''Tutti in questo Paese hanno il diritto di manifestare all'interno della democrazia e della legge. Tuttavia, nessuno ha diritto di agire contro la legge, condurre azioni estranee alla democrazia e danneggiare negozianti o residenti. Nessuno ha diritto ad aumentare le tensioni in Turchia usando come scusa qualche albero tagliato''.
16.20 - Ora la colonna di fumo che si alza da Piazza Taksim si fa più consistente, e secondo alcuni giornalisti il fuoco avrebbe investito alcune strutture prefabbricate ad un lato della enorme piazza.
16.15 - La piazza è sempre più piena e in vari punti con amplificazioni improvvisate i promotori della protesta - partiti, coordinamenti, sindacati, associazioni - stanno parlando davanti a decine di migliaia di persone sempre più determinate. Negli ultimi minuti, da quando la polizia si è ritirata dalla piazza e si è posizionata nelle vie adiacenti, alcuni canali televisivi hanno cominciato a parlare insistentemente di incendi appiccati dai dimostranti, mostrando nuvole di fumo che si alzano dalla spianata. In realtà gli incendi in piazza c'erano già da ieri, da quando cioè gruppi consistenti di dimostranti hanno incendiato le barricate che avevano eretto per tentare di difendersi dagli attacchi dei reparti antisommossa.
16.05 - Manifestazioni di solidarietà anche in Austria, Olanda e Grecia.
16.00 - La polizia turca ha ricevuto ordine di ritirarsi da piazza Taksim ad Istanbul dove nel frattempo sono riuscite ad entrare decine di migliaia di persone. Secondo testimoni citati dall'agenzia di stampa 'Dpa', i manifestanti hanno applaudito e gioito quando i cordoni di poliziotti in assetto antisommossa hanno cominciato ad arretrare.

15.50 - Mentre proseguono nel centro di Istanbul i violenti scontri fra polizia e manifestanti attorno all'area di Gezi Park e di Taksim, il Consolato generale d'Italia ha invitato i connazionali che si trovano nella megalopoli del Bosforo ad ''evitare gli assembramenti ed a restare in albergo se alloggiati in zona''. ''Sono in corso imponenti manifestazioni nei dintorni di Taksim e Istiklal e in altre zone della città'' avverte la sede consolare in un messaggio Sms.
15.45 - Il primo ministro turco, Recep Tayyip Erdogan, ha ammesso che possono esserci stati casi di azioni "estreme" delle forze dell'ordine nei confronti della gente che in questi giorni sta dimostrando nel centro di Istanbul contro l'attuazione di un progetto di ridisegno della piazza centrale della citta'. "Sì, é vero - ha detto Erdogan - potrebbero esserci stati degli errori, una risposta un po' troppo estrema da parte della polizia". E il ministero dell'Interno ha fatto sapere con un comunicato che sarà intrapresa azione legale contro i poliziotti che hanno agito in maniera "eccessiva". Sembra un segnale di debolezza da parte delle autorità.
15.40 - Decine di migliaia di persone occupano Istiklal Caddesi e le traverse intorno a piazza Taksim nonostante l'aria sia resa irrespirabile dai gas sparati dalla polizia. La folla non arretra e centinaia di persone hanno ingaggiato violenti scontri con i reparti antisommossa, lanciando pietre, bottiglie ed altri oggetti. Secondo alcune testimonianze riportate da giornalisti presenti la polizia starebbe lanciando i lacrimogeni anche dagli elicotteri ma migliaia di manifestanti sono comunque riusciti ad entrare in piazza Taksim.
Guarda: Istanbul, la rivolta. Le foto
15.30 -
Durante una conferenza stampa realizzata dalla Taksim Dayanisma, la
piattaforma che coordina la difesa del Gezi Park, due medici hanno
assicurato che durante l'assalto di ieri della polizia contro i
manifestanti un giovane ha perso la vita. Su Internet gira anche un
video che mostra un uomo abbattuto violentemente da un getto d'acqua
sparato da un idrante della polizia in Piazza Taksim e che batte
violentemente la testa sul selciato, perdendo conoscenza. Secondo alcune
fonti l'uomo non sarebbe sopravvissuto ma anche in questo caso mancano
conferme ufficiali.
15.25 - Oltre che in molte città turche, manifestazioni di solidarietà con i manifestanti di Istanbul e contro il governo Erdogan sono in corso o sono state convocate per il tardo pomeriggio in Spagna, in Francia, in Gran Bretagna, in Belgio e soprattutto in Germania. A farsene promotrici alcune realtà della diaspora turca ma anche realtà della sinistra e associazioni per la difesa dei diritti umani.
15.20 - Secondo il sito della sinistra greca Left.gr alcuni soldati turchi avrebbero distribuito mascherine ad alcuni manifestanti per potersi proteggere dall'effetto dei lacrimogeni con i quali i reparti antisommossa della polizia stanno da alcuni minuti di nuovo inondando migliaia di manifestanti che protestano nell'ultimo tratto di Istiklal Caddesi, ai margini di Piazza Taksim. Secondo il sito Kranos.gr la polizia, che inseguiva alcuni manifestanti rifugiatisi presso un ospedale militare, sarebbe stata minacciata con le armi da alcuni soldati per impedire che gli agenti facessero irruzione nella struttura. La polizia avrebbe risposto sparando lacrimogeni all'interno dell'ospedale militare.
15.15 - Decine di migliaia di persone stanno scendendo in piazza in questi minuti in diverse parti di Istanbul, chiamati a raccolta dai partiti dell'opposizione, dai sindacati, dalle realtà antagoniste ed ecologiste, dalle associazioni per i diritti umani. Già stamattina a migliaia hanno inscenato manifestazioni spontanee contro il governo, ad esempio nella parte asiatica, dove hanno occupato i moli dei traghetti che solcano il Bosforo urlando slogan per la libertà e contro la repressione. Alcuni coordinamenti di lotta hanno dato appuntamento sulla via Istiklal per una marcia diretta verso Piazza Taksim, epicentro storico delle proteste della sinistra e dei sindacati e a due passi dal Gezi Park, dove ancora stamattina la polizia ha attaccato i manifestanti che nonostante la brutalità dei reparti antisommossa erano rimasti a presidiare il parco per impedire alle ruspe di sradicare gli alberi.
15.10 - L'ordine degli avvocati turco ha lanciato un appello questa mattina al capo dello stato Abdullah Gul perché intervenga per fare calare il livello di tensione fra manifestanti e forze di polizia attorno al caso di Gezi Park a Istanbul.
15.05 - Amnesty International ha denunciato l'uso eccessivo della forza da parte della polizia turca a Gezi Park a Istanbul ed ha affermato che ''l'utilizzo di gas lacrimogeni contro manifestanti pacifici in uno spazio ridotto dove possono comportare un serio rischio per la salute é inaccettabile e viola gli standard internazionali dei diritti umani, deve essere fermato immediatamente''. In un comunicato il direttore per l'Europa di Amnesty John Dalhuisen, riferisce Hurriyet online, ha anche avvertito che ''l'uso della violenza da parte della polizia a questi livelli appare volto a negare il diritto di protesta pacifica e a scoraggiare altre persone dal parteciparvi''. Amnesty International ha chiesto una inchiesta sul comportamento delle forze di polizia a Gezi Park. Intanto il capo dell'opposizione, il socialdemocratico Kemal Kilicdaroglu, ha chiesto al premier Recip Tayyip Erdogan di ordinare ''l'immediato ritiro'' delle forze di polizia che circondano i manifestanti a Gezi Park. ''Non mettete la polizia contro il popolo. Questa gente sta difendendo la sua città" ha affermato Kilicdaroglu.
14.55 - Le proteste si estendono oltre Istanbul. Nella capitale i manifestanti si sono radunati di fronte al Parlamento e hanno lanciato bombe molotov contro la polizia, che a sua volta ha usato gas lacrimogeni per disperdere la folla. Sempre ad Ankara, in migliaia si sono riuniti nel parco centrale della capitale per chiedere le dimissioni del governo. La polizia ha invece disperso violentemente centinaia di sostenitori dell'opposizione che tentavano di raggiungere la sede principale dell'AKP, il partito del primo ministero Recep Tayyip Erdogan. Manifestazioni di solidarietà nei confronti dei contestatori di Taksim si sono registrate anche a Eskisehir, Mugla, Konya e a Bolu. In alcuni casi i manifestanti sono stati attaccati dai reparti antisommossa della polizia.
Gli scontri della notte: http://www.youtube.com/watch?v=VqIJnMN7tB4
14.50 - Da stamattina si susseguono in molti quartieri di Istanbul, oltre che nel centro della città già diventato ieri un vero e proprio campo di battaglia, le manifestazioni, le proteste e i presidi.
Dopo le minacciose affermazioni di Erdogan, il Taksim Dayanisma, cioè la piattaforma che riunisce le varie realtà mobilitate in questi giorni a difesa del Gezi Park, ha invitato tutta la società a scendere in piazza sulla base di tre richieste:
1) Le immediate dimissioni del Governatore di Istanbul e del capo della polizia della megalopoli
2) L’immediata fine della repressione e della violenza della polizia contro la popolazione
3) L’immediata rimozione delle barriere di sicurezza e delle transenne e dei blocchi di polizia piazzati da ormai una settimana intorno e dentro il Gezi Park, e la riapertura del parco all’utilizzo pubblico.
14.30 - “Abbiamo deciso e andremo avanti”. Suona così, in sintesi, il lungo e minaccioso messaggio rivolto al paese attraverso i canali radio e tv dal premier islamico-liberista Recep Tayyip Erdogan, che ha intimato ai manifestanti di Piazza Taksim ad Istanbul di fermare "immediatamente" il loro intralcio alle forze dell'ordine impegnate a sgomberare il parco, il Gezi Park, dove il governo vuole edificare un centro commerciale e una moschea. “Chiedo ai manifestanti di fermare immediatamente le loro manifestazioni per evitate ulteriori danni ai visitatori, ai pedoni e ai commercianti" ha detto il primo ministro, ribadendo che non ritirerà il mega progetto urbanistico all'origine delle proteste. Una dichiarazione che suona come un nuovo via libera alla dura repressione già costata quasi 100 arresti e centinaia di feriti, e che promette di bypassare la decisione di un tribunale che ieri sera aveva fatto sapere di aver ordinato di far fermare le ruspe arrivate lunedì nel giardino a due passi dalla centralissima e animata Piazza Taksim. Non è ancora chiaro se la brutale violenza della polizia abbia provocato alcuni morti, come alcune fonti continuano a denunciare accusando i media di censura. Ma alcuni dei feriti sono in gravi condizioni. E questa mattina la repressione si è di nuovo scatenata contro parecchie migliaia di manifestanti che in vari quartieri del centro hanno dato vita a nuovi blocchi e manifestazioni. La polizia é nuovamente intervenuta con i gas lacrimogeni, le granate stordenti e i cannoni ad acqua, e si registrano altri feriti e altri arresti dopo quelli di ieri e dei giorni scorsi. Nelle scorse ore migliaia di manifestanti appartenenti a diversi gruppi politici della estrema sinistra ma anche di centrosinistra hanno marciato sul ponte che collega i due lati del Bosforo, bloccando per ore il traffico e manifestando ormai non più contro la distruzione del Gezi Park ma ormai contro un regime autoritario e repressivo che dimostra di non farsi scrupoli nell’imporre, ad ogni costo, gli interessi economici dei suoi sostenitori e una visione oscurantista e reazionaria dell’Islam. Contro Erdogan e l'Akp si stanno coagulando, con la protesta del Gezi Park a fare da detonante, diverse proteste: quelle contro le restrizioni alla vendita degli alcolici; quella contro le restrizioni al diritto di aborto e di contraccezione per le donne; quella contro la devastazione ambientale; quella contro un modello economico liberista e autoritario in campo sociale e sindacale; quella contro la repressione delle minoranze etniche, culturali e religiose; quella contro l'interventismo di Erdogan nei confronti di un paese, la Siria, da molti turchi considerata un paese fratello.A due passi da piazza Taksim, il Gezi Parki, costruito nel 1940, è circondato da alberghi di lusso. Il progetto approvato dall'amministrazione comunale islamica conservatrice, prevede al suo posto un centro commerciale, oltre al “rifacimento” di una caserma di epoca ottomana. Da lunedì, quando i bulldozer sono arrivati nel parco, gli istambulioti, frequentatori del parco o ambientalisti, hanno cominciato a montare la guardia per impedire lo scempio. Avviate da ecologisti e urbanisti, le manifestazioni si sono a poco a poco trasformate in un movimento contro il governo e i suoi mega progetti a Istanbul, come il terzo ponte Bosforo e il terzo aeroporto internazionale, per non parlare del canale artificiale parallelo allo stretto naturale che taglia in due la città. Cuore pulsante della città e centro della vita notturna, Piazza Taksim concentra divisioni e veleni non solo per quanto riguarda l'area verde del Gezi Parki. Dopo una lunga battaglia giudiziaria, è ormai certo che nella nuova piazza troverà posto anche una moschea, fortemente voluta dal premier e che ha ricevuto critiche da residenti e urbanisti. Un indissolubile legame tra islam radicale e business che sembra la base del crescente potere di Erdogan e dell’Akp.
15.25 - Oltre che in molte città turche, manifestazioni di solidarietà con i manifestanti di Istanbul e contro il governo Erdogan sono in corso o sono state convocate per il tardo pomeriggio in Spagna, in Francia, in Gran Bretagna, in Belgio e soprattutto in Germania. A farsene promotrici alcune realtà della diaspora turca ma anche realtà della sinistra e associazioni per la difesa dei diritti umani.
15.20 - Secondo il sito della sinistra greca Left.gr alcuni soldati turchi avrebbero distribuito mascherine ad alcuni manifestanti per potersi proteggere dall'effetto dei lacrimogeni con i quali i reparti antisommossa della polizia stanno da alcuni minuti di nuovo inondando migliaia di manifestanti che protestano nell'ultimo tratto di Istiklal Caddesi, ai margini di Piazza Taksim. Secondo il sito Kranos.gr la polizia, che inseguiva alcuni manifestanti rifugiatisi presso un ospedale militare, sarebbe stata minacciata con le armi da alcuni soldati per impedire che gli agenti facessero irruzione nella struttura. La polizia avrebbe risposto sparando lacrimogeni all'interno dell'ospedale militare.
15.15 - Decine di migliaia di persone stanno scendendo in piazza in questi minuti in diverse parti di Istanbul, chiamati a raccolta dai partiti dell'opposizione, dai sindacati, dalle realtà antagoniste ed ecologiste, dalle associazioni per i diritti umani. Già stamattina a migliaia hanno inscenato manifestazioni spontanee contro il governo, ad esempio nella parte asiatica, dove hanno occupato i moli dei traghetti che solcano il Bosforo urlando slogan per la libertà e contro la repressione. Alcuni coordinamenti di lotta hanno dato appuntamento sulla via Istiklal per una marcia diretta verso Piazza Taksim, epicentro storico delle proteste della sinistra e dei sindacati e a due passi dal Gezi Park, dove ancora stamattina la polizia ha attaccato i manifestanti che nonostante la brutalità dei reparti antisommossa erano rimasti a presidiare il parco per impedire alle ruspe di sradicare gli alberi.
15.10 - L'ordine degli avvocati turco ha lanciato un appello questa mattina al capo dello stato Abdullah Gul perché intervenga per fare calare il livello di tensione fra manifestanti e forze di polizia attorno al caso di Gezi Park a Istanbul.
15.05 - Amnesty International ha denunciato l'uso eccessivo della forza da parte della polizia turca a Gezi Park a Istanbul ed ha affermato che ''l'utilizzo di gas lacrimogeni contro manifestanti pacifici in uno spazio ridotto dove possono comportare un serio rischio per la salute é inaccettabile e viola gli standard internazionali dei diritti umani, deve essere fermato immediatamente''. In un comunicato il direttore per l'Europa di Amnesty John Dalhuisen, riferisce Hurriyet online, ha anche avvertito che ''l'uso della violenza da parte della polizia a questi livelli appare volto a negare il diritto di protesta pacifica e a scoraggiare altre persone dal parteciparvi''. Amnesty International ha chiesto una inchiesta sul comportamento delle forze di polizia a Gezi Park. Intanto il capo dell'opposizione, il socialdemocratico Kemal Kilicdaroglu, ha chiesto al premier Recip Tayyip Erdogan di ordinare ''l'immediato ritiro'' delle forze di polizia che circondano i manifestanti a Gezi Park. ''Non mettete la polizia contro il popolo. Questa gente sta difendendo la sua città" ha affermato Kilicdaroglu.
14.55 - Le proteste si estendono oltre Istanbul. Nella capitale i manifestanti si sono radunati di fronte al Parlamento e hanno lanciato bombe molotov contro la polizia, che a sua volta ha usato gas lacrimogeni per disperdere la folla. Sempre ad Ankara, in migliaia si sono riuniti nel parco centrale della capitale per chiedere le dimissioni del governo. La polizia ha invece disperso violentemente centinaia di sostenitori dell'opposizione che tentavano di raggiungere la sede principale dell'AKP, il partito del primo ministero Recep Tayyip Erdogan. Manifestazioni di solidarietà nei confronti dei contestatori di Taksim si sono registrate anche a Eskisehir, Mugla, Konya e a Bolu. In alcuni casi i manifestanti sono stati attaccati dai reparti antisommossa della polizia.
Gli scontri della notte: http://www.youtube.com/watch?v=VqIJnMN7tB4
14.50 - Da stamattina si susseguono in molti quartieri di Istanbul, oltre che nel centro della città già diventato ieri un vero e proprio campo di battaglia, le manifestazioni, le proteste e i presidi.
Dopo le minacciose affermazioni di Erdogan, il Taksim Dayanisma, cioè la piattaforma che riunisce le varie realtà mobilitate in questi giorni a difesa del Gezi Park, ha invitato tutta la società a scendere in piazza sulla base di tre richieste:
1) Le immediate dimissioni del Governatore di Istanbul e del capo della polizia della megalopoli
2) L’immediata fine della repressione e della violenza della polizia contro la popolazione
3) L’immediata rimozione delle barriere di sicurezza e delle transenne e dei blocchi di polizia piazzati da ormai una settimana intorno e dentro il Gezi Park, e la riapertura del parco all’utilizzo pubblico.
14.30 - “Abbiamo deciso e andremo avanti”. Suona così, in sintesi, il lungo e minaccioso messaggio rivolto al paese attraverso i canali radio e tv dal premier islamico-liberista Recep Tayyip Erdogan, che ha intimato ai manifestanti di Piazza Taksim ad Istanbul di fermare "immediatamente" il loro intralcio alle forze dell'ordine impegnate a sgomberare il parco, il Gezi Park, dove il governo vuole edificare un centro commerciale e una moschea. “Chiedo ai manifestanti di fermare immediatamente le loro manifestazioni per evitate ulteriori danni ai visitatori, ai pedoni e ai commercianti" ha detto il primo ministro, ribadendo che non ritirerà il mega progetto urbanistico all'origine delle proteste. Una dichiarazione che suona come un nuovo via libera alla dura repressione già costata quasi 100 arresti e centinaia di feriti, e che promette di bypassare la decisione di un tribunale che ieri sera aveva fatto sapere di aver ordinato di far fermare le ruspe arrivate lunedì nel giardino a due passi dalla centralissima e animata Piazza Taksim. Non è ancora chiaro se la brutale violenza della polizia abbia provocato alcuni morti, come alcune fonti continuano a denunciare accusando i media di censura. Ma alcuni dei feriti sono in gravi condizioni. E questa mattina la repressione si è di nuovo scatenata contro parecchie migliaia di manifestanti che in vari quartieri del centro hanno dato vita a nuovi blocchi e manifestazioni. La polizia é nuovamente intervenuta con i gas lacrimogeni, le granate stordenti e i cannoni ad acqua, e si registrano altri feriti e altri arresti dopo quelli di ieri e dei giorni scorsi. Nelle scorse ore migliaia di manifestanti appartenenti a diversi gruppi politici della estrema sinistra ma anche di centrosinistra hanno marciato sul ponte che collega i due lati del Bosforo, bloccando per ore il traffico e manifestando ormai non più contro la distruzione del Gezi Park ma ormai contro un regime autoritario e repressivo che dimostra di non farsi scrupoli nell’imporre, ad ogni costo, gli interessi economici dei suoi sostenitori e una visione oscurantista e reazionaria dell’Islam. Contro Erdogan e l'Akp si stanno coagulando, con la protesta del Gezi Park a fare da detonante, diverse proteste: quelle contro le restrizioni alla vendita degli alcolici; quella contro le restrizioni al diritto di aborto e di contraccezione per le donne; quella contro la devastazione ambientale; quella contro un modello economico liberista e autoritario in campo sociale e sindacale; quella contro la repressione delle minoranze etniche, culturali e religiose; quella contro l'interventismo di Erdogan nei confronti di un paese, la Siria, da molti turchi considerata un paese fratello.A due passi da piazza Taksim, il Gezi Parki, costruito nel 1940, è circondato da alberghi di lusso. Il progetto approvato dall'amministrazione comunale islamica conservatrice, prevede al suo posto un centro commerciale, oltre al “rifacimento” di una caserma di epoca ottomana. Da lunedì, quando i bulldozer sono arrivati nel parco, gli istambulioti, frequentatori del parco o ambientalisti, hanno cominciato a montare la guardia per impedire lo scempio. Avviate da ecologisti e urbanisti, le manifestazioni si sono a poco a poco trasformate in un movimento contro il governo e i suoi mega progetti a Istanbul, come il terzo ponte Bosforo e il terzo aeroporto internazionale, per non parlare del canale artificiale parallelo allo stretto naturale che taglia in due la città. Cuore pulsante della città e centro della vita notturna, Piazza Taksim concentra divisioni e veleni non solo per quanto riguarda l'area verde del Gezi Parki. Dopo una lunga battaglia giudiziaria, è ormai certo che nella nuova piazza troverà posto anche una moschea, fortemente voluta dal premier e che ha ricevuto critiche da residenti e urbanisti. Un indissolubile legame tra islam radicale e business che sembra la base del crescente potere di Erdogan e dell’Akp.
Ultima modifica Sabato 01 Giugno 2013 20:23
Fonte:
http://www.contropiano.org/esteri/item/16997-istanbul-la-protesta-diventa-rivolta-la-diretta
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giovedì 30 maggio 2013
E' morta Franca Rame
Mercoledì 29 Maggio 2013 11:11
di Redazione Contropiano
di Redazione Contropiano
Le
agenzie stanno battendo la notizia della morte di Franca Rame, artista,
donna e attivista con maggiore coerenza del marito. Una coerenza che le
venne fatta pagare duramente negli anni Settanta.
Al momento circola solo una laconica notizia: è morta Franca Rame. Per noi c'è molto di più. C'è una donna e una attivista politica che ha portato ed usato il teatro come un'arma di denuncia e di formazione culturale per migliaia di persone. Franca ha pagato di persona un prezzo pesantissimo per il suo impegno sui prigionieri politici e contro le carceri speciali. Da molti punti di vista è sempre stata più determinata e più indipendente dell'illustre consorte.
Franca Rame sarebbe morta a causa di una crisi respiratoria ma era malata da tempo. Il 19 aprile 2012 viene colpita da un ictus e ricoverata d'urgenza al policlinico di Milano. Nel 1954 si era sposata con Dario Fo e insieme hanno dato vita ad una carriera straordinaria a metà tra il teatro (un gran bel teatro) e l'impegno politico. Nel marzo 1973, tornando da una visita ad alcuni detenuti politici in un carcere speciale, venne rapita a Genova da un commando di fascisti (e non solo) subendo uno stupro e violenze che ebbe la determinazione e il coraggio di portare in teatro con un'apposito spettacolo.
Guarda il video del monologo di Franca Rame "Lo stupro":
https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=zzh7FmmNDAM
Su questa barbara vicenda è bene ricordare alcune informazioni:
"Furono alcuni ufficiali dei carabinieri a ordinare lo stupro di Franca Rame. L' aveva detto dieci anni fa l' ex neofascista Angelo Izzo, l' ha confermato al giudice istruttore Guido Salvini un esponente di spicco della destra milanese, Biagio Pitarresi. Il suo racconto occupa due delle 450 pagine della sentenza di rinvio a giudizio sull' eversione nera degli Anni 70. La sentenza è stata depositata pochi giorni fa, il 3 di questo mese. Lo stupro avvenne il 9 marzo del 1973, venticinque anni orsono. Un tempo che fa scattare la prescrizione e che garantisce l' impunità alle persone chiamate in causa. Pitarresi ha fatto il nome dei camerati stupratori: Angelo Angeli e, con lui, "un certo Muller" e "un certo Patrizio". Neofascisti coinvolti in traffici d' armi, doppiogiochisti che agivano come agenti provocatori negli ambienti di sinistra e informavano i carabinieri, balordi in contatto con la mala. Fu proprio in quella terra di nessuno dove negli Anni 70 s' incontravano apparati dello Stato e terroristi che nacque la decisione di colpire la compagna di Dario Fo. Ha detto Pitarresi: "L' azione contro Franca Rame fu ispirata da alcuni carabinieri della Divisione Pastrengo. Angeli ed io eravamo da tempo in contatto col comando dell' Arma".
Da archivio La Repubblica, 10 febbraio 1998
Le dimissioni da senatrice
Infine un altro documento che ci conferma la coerenza di Franca Rame. Nel 2006 venne eletta come senatrice nelle file dell'Italia dei Valori. Nel gennaio del 2008 si dimise per protesta contro un governo Prodi che aveva disatteso le aspettative del popolo progressista che lo aveva eletto.
Nel link qui di seguito la lettera di dimissioni di Franca Rame da senatrice:
http://www.francarame.it/files/manchette_dimissioniFR.pdf
Al momento circola solo una laconica notizia: è morta Franca Rame. Per noi c'è molto di più. C'è una donna e una attivista politica che ha portato ed usato il teatro come un'arma di denuncia e di formazione culturale per migliaia di persone. Franca ha pagato di persona un prezzo pesantissimo per il suo impegno sui prigionieri politici e contro le carceri speciali. Da molti punti di vista è sempre stata più determinata e più indipendente dell'illustre consorte.
Franca Rame sarebbe morta a causa di una crisi respiratoria ma era malata da tempo. Il 19 aprile 2012 viene colpita da un ictus e ricoverata d'urgenza al policlinico di Milano. Nel 1954 si era sposata con Dario Fo e insieme hanno dato vita ad una carriera straordinaria a metà tra il teatro (un gran bel teatro) e l'impegno politico. Nel marzo 1973, tornando da una visita ad alcuni detenuti politici in un carcere speciale, venne rapita a Genova da un commando di fascisti (e non solo) subendo uno stupro e violenze che ebbe la determinazione e il coraggio di portare in teatro con un'apposito spettacolo.
Guarda il video del monologo di Franca Rame "Lo stupro":
https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=zzh7FmmNDAM
Su questa barbara vicenda è bene ricordare alcune informazioni:
"Furono alcuni ufficiali dei carabinieri a ordinare lo stupro di Franca Rame. L' aveva detto dieci anni fa l' ex neofascista Angelo Izzo, l' ha confermato al giudice istruttore Guido Salvini un esponente di spicco della destra milanese, Biagio Pitarresi. Il suo racconto occupa due delle 450 pagine della sentenza di rinvio a giudizio sull' eversione nera degli Anni 70. La sentenza è stata depositata pochi giorni fa, il 3 di questo mese. Lo stupro avvenne il 9 marzo del 1973, venticinque anni orsono. Un tempo che fa scattare la prescrizione e che garantisce l' impunità alle persone chiamate in causa. Pitarresi ha fatto il nome dei camerati stupratori: Angelo Angeli e, con lui, "un certo Muller" e "un certo Patrizio". Neofascisti coinvolti in traffici d' armi, doppiogiochisti che agivano come agenti provocatori negli ambienti di sinistra e informavano i carabinieri, balordi in contatto con la mala. Fu proprio in quella terra di nessuno dove negli Anni 70 s' incontravano apparati dello Stato e terroristi che nacque la decisione di colpire la compagna di Dario Fo. Ha detto Pitarresi: "L' azione contro Franca Rame fu ispirata da alcuni carabinieri della Divisione Pastrengo. Angeli ed io eravamo da tempo in contatto col comando dell' Arma".
Da archivio La Repubblica, 10 febbraio 1998
Le dimissioni da senatrice
Infine un altro documento che ci conferma la coerenza di Franca Rame. Nel 2006 venne eletta come senatrice nelle file dell'Italia dei Valori. Nel gennaio del 2008 si dimise per protesta contro un governo Prodi che aveva disatteso le aspettative del popolo progressista che lo aveva eletto.
Nel link qui di seguito la lettera di dimissioni di Franca Rame da senatrice:
http://www.francarame.it/files/manchette_dimissioniFR.pdf
Ultima modifica Mercoledì 29 Maggio 2013 12:47
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