Perchè questo nome:

Credo che la verità vada urlata contro ogni indifferenza mediatica e delle coscienze. Perciò questo è uno spazio di controinformazione su tutto ciò che riguarda le lotte sociali. Questo blog è antisionista perchè antifascista. Informatevi per comprendere realmente e per resistere.

Donatella Quattrone


martedì 4 giugno 2013

Cina, le ferite aperte di Tienanmen

di Riccardo Noury - 4 Giugno 2013

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 Fonte:http://lepersoneeladignita.corriere.it/2013/06/03/cina-le-ferite-aperte-di-tiananmen/

Sono passati 24 anni. Ma le autorità cinesi impediscono una ricostruzione indipendente e imparziale della repressione che cominciò la notte tra il 3 e il 4 giugno 1989 a Pechino. Una vicenda che rimane un tabù di stato.

 

Le immagini delle truppe dell'Esercito popolare di liberazione che assalgono manifestanti inermi, a Tiananmen e nei dintorni, la notte tra il 3 e il 4 giugno 1989, sono ancora nitide.

Sono passati 24 anni. Da allora, sistematicamente, le autorità cinesi impediscono una ricostruzione indipendente e imparziale della repressione che cominciò quella notte d'inizio giugno del 1989 a Pechino e proseguì per settimane e settimane; vietano le commemorazioni e perseguitano chi cerca di discutere pubblicamente di quello che rimane, dopo un quarto di secolo, un tabù di stato.

Anche quest'anno, il tabù resterà inviolabile: il 27 maggio l'attivista di Shenzhen Yu Gang è stato costretto a rimanere a casa, senza connessione telefonica e Internet; il giorno dopo 13 attivisti di Shandong sono stati arrestati prima che potessero radunarsi per una commemorazione e l'attivista online Yedu è stato posto agli arresti domiciliari e privato della connessione Internet.

Nel frattempo, l'idea del tempo che passa inesorabile e invano la dà il numero delle fondatrici delle Madri di Tiananmen rimaste in vita: da 150 che erano nel 1989, sono rimaste in 32, la maggior parte delle quali in cattive condizioni di salute.

Una di loro, Zhang Xianling, che aveva intenzione di recarsi a Hong Kong col marito per assistere a un evento musicale, è stata "invitata" dalla polizia a rinunciare poiché "la città era diventata caotica". Incurante dell'ammonimento, ha proseguito nei preparativi fino a quando ha ricevuto, stavolta dall'organizzazione del concerto, un altro "invito a non recarsi a Hong Kong in questo periodo particolare".

Poi ci sono i prigionieri di coscienza, attivisti e dissidenti condannati a lunghe pene detentive per aver preso parte alle manifestazioni del giugno 1989 o per aver cercato di commemorarle in piazza o parlarne su Internet negli anni successivi.

Chen Wei era uno dei leader del movimento studentesco di Tiananmen. È stato in carcere dal 1989 al 1991, poi dal 1992 al 1996 per "incitamento e propaganda controrivoluzionaria". Il 23 dicembre 2011 è stato condannato a nove anni per "incitamento alla sovversione dei poteri dello stato".

Chen Xi aveva partecipato alle manifestazioni del giugno 1989. In carcere fino al 1992, ha trascorso ulteriori 10 anni di carcere dal 1996 al 2005 e gliene sono stati inflitti altrettanti nel dicembre 2011 per "incitamento alla sovversione dei poteri dello stato".

Zhu Yufu alle manifestazioni di Tiananmen non aveva preso parte ma la sua solidarietà nei confronti degli studenti era nota. Nel febbraio 2012, aver scritto una poesia gli è costato una condanna a sette anni di carcere. È in cattive condizioni di salute.

Amnesty International ha ancora una volta chiesto alle autorità cinesi di riconoscere pubblicamente le violazioni dei diritti umani commesse 24 anni fa, avviare un'inchiesta indipendente per accertare e punire le responsabilità, fornire risarcimenti ai sopravvissuti e ai parenti delle vittime e cessare di perseguitare gli attivisti per i diritti umani che vogliono commemorare pacificamente quei giorni del 1989.

Dal blog Le persone e la dignità

 

Fonte:

  http://www.cadoinpiedi.it/2013/06/04/cina_le_ferite_aperte_di_tienanmen.html


 

CONTINUANO DURI GLI SCONTRI IN MOLTE ZONE DI ISTANBUL

Lunedì 03 Giugno 2013 22:20 


22.00 - Continuano duri gli scontri in molte zone di Istanbul. In molti casi i celerini turchi hanno coperto i loro codici identificativi stampati sui loro caschi, segnale non certo incoraggiante. Molti attivisti segnalano che in vaste aree della Turchia è impossibile questa sera accedere a twitter. Anche questa sera si è ripetuta la protesta delle luci, alle 21, con migliaia di case che a quell'ora hanno acceso e spento le luci a intermittenza mentre la gente picchiava su pentole e altre stoviglie, o suonava i clacson delle auto, in una sorta di 'cacerolazo' contro Erdogan e la repressione. 

 

20.20 - Gli scontri sono ripresi anche nel popolare quartiere di Besiktas, a poca distanza da Taksim, dove da giorni migliaia di manifestanti protestano davanti agli uffici del Premier Erdogan, parte dei quali ieri sono stati attaccati e incendiati. I manifestanti cercano di proteggersi rafforzando le barricate con enormi contenitori d'acqua che hanno fatto rotolare giù dalle vie che portano a Taksim. Anche ai margini della piazza principale gremita di manifestanti gli scontri stanno aumentando di intensità, la polizia sta di nuovo usando i gas lacrimogeni contro i dimostranti che proteggono il Gezi Park.

20.00 - Piazza Taksim a Istanbul si è di nuovo riempita, sono moltissimi i manifestanti che l'hanno raggiunta da ogni parte della enorme megalopoli. All'inizio la manifestazione è andata avanti tranquilla ma poi ai margini della piazza, nelle vie che scendono verso la costa, sono scoppiati di nuovo scontri con le forze di sicurezza in assetto antisommossa che al contrario di ieri non si sono tenute alla larga e hanno più volte provocato i manifestanti. La polizia sta di nuovo facendo ampio uso di gas lacrimogeni, spray urticanti e granate assordanti e gli scontri aumentano di intensità.

19.00 - Ad Ankara la Polizia continua a inondare i manifestanti riuniti in piazza Kizilay, nel centro della città, con i gas lacrimogeni e le pallottole di gomma, a volte sparati anche dagli elicotteri o dalla sommità degli edifici più alti. Le forze di sicurezza nel pomeriggio hanno bloccato circa 1500 studenti di Scienze Politiche e altri 600 di Giurisprudenza che volevano entrare in piazza indossando le loro cappe. 
 

 Ultima modifica Lunedì 03 Giugno 2013 23:05


Fonte:

lunedì 3 giugno 2013

TURCHIA: LA RIVOLTA NON SI FERMA

Lunedì 03 Giugno 2013 18:30 




Izmir: attaccati uffici dell'Akp
Nella città costiera di Smirne (Izmir) i manifestanti hanno lanciato bombe molotov all’interno degli uffici del Partito per la Giustizia e lo Sviluppo, e le fiamme hanno distrutto una parte dell'edificio.

1700 arresti, migliaia di feriti, tre morti 
 
Stando all'ultimo bilancio diffuso dal ministro dell'Interno, sono oltre 1.700 le persone arrestate in tre giorni di proteste in 67 città del Paese e il numero dei feriti totali è arrivato a quota 1500. Secondo l'Associazione dei medici turchi, sarebbero 484 i manifestanti soccorsi negli ospedali di Istanbul da venerdì scorso mentre non si hanno cifre esatte da Ankara e da altre città nelle quali gli scontri sono stati ferocissimi come Izmir o Adana.
I coordinamenti creatisi in questi giorni tra i gruppi dell’opposizione sociale confermano alcune morti, nonostante ieri pomeriggio anche Amnesty International sia in parte tornata indietro su quanto aveva affermato ieri mattina in un comunicato. Si parla di due morti a Istanbul – due ragazze – e di un morto ad Ankara, freddato da un colpo di pistola esploso a bruciapelo da un poliziotto. Ma sono moltissimi i feriti in condizioni critiche, per la maggior parte raggiunti da pallottole di gomma o dalle spolette dei lacrimogeni sparati alla testa dai poliziotti.

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Ultima modifica Lunedì 03 Giugno 2013 18:30 




Fonte:


domenica 2 giugno 2013

LA RIVOLTA DI TAKSIM CONQUISTA LA TURCHIA

Domenica 02 Giugno 2013 16:45 


1000 feriti, 1000 arresti e due morti. La protesta di Taksim si è trasformata in rivolta e si è estesa a tutto il paese, manifestazioni e scontri in 90 città, milioni in piazza. Erdogan ha accusato il colpo. Oggi nuove manifestazioni e nuovi scontri.
E’ stata una giornata campale, quella di ieri, ad Istanbul ed in tutta la Turchia. Basta vedere i dati – per quanto sommari e incompleti – forniti da media e istituzioni per rendersi conto del fatto che quella che era nata come una protesta localizzata per la difesa di un parco nel centro di Istanbul sia presto diventata una ribellione generalizzata e trasversale contro vari aspetti della politica del governo islamico-liberista dell’Akp e del premier Erdogan in particolare. Ieri il ‘sultano’, con un durissimo e minaccioso comunicato, aveva ribadito la linea dura, avvertendo i manifestando che il centro commerciale e la moschea nel fazzoletto verde ai margini di Piazza Taksim si sarebbe fatto ad ogni costo e che l’ordine sarebbe stato riportato. Ma già alle 15 era evidente che a mobilitarsi non erano più solo le associazioni ecologiste, i movimenti antagonisti e i partiti di estrema sinistra. In piazza, a Istanbul e non solo, erano nel frattempo scesi vasti settori sociali trasversali, tutti uniti dal ripudio della brutalità della polizia e dall’autoritarismo del governo. Dai militanti dei partiti di centrosinistra a quelli dei sindacati a un popolo variegato che ha covato per anni la rabbia nei confronti delle manie di grandezza e i progetti faraonici attraverso i quali l’ex sindaco di Istanbul ha cercato in questi anni di rafforzare il suo potere e i legami con l’oligarchia turca.
Quando Istiklalm il lungo viale dello shopping e della movida, era ormai invaso da decine di migliaia di manifestanti e ai margini di piazza Taksim erano già iniziati duri scontri con i reparti antisommossa della polizia, una telefonata del presidente della Repubblica Gul ha ‘consigliato’ a Erdogan un passo indietro. E così poco prima delle 16 alle migliaia di celerini che occupavano Piazza Taksim è arrivato l’ordine di ritirarsi, lasciando campo libero ad una marea umana che si è gonfiata man mano che altri cortei giungevano dalla sponda asiatica e da quella europea. Una marea umana che ha gridato all’unisono “libertà, giustizia, dimissioni”, “fermiamo il fascismo”, esplicitando che quella scoppiata poche ore prima era una rivolta di massa e con precisi obiettivi politici. Mentre alle finestre delle case e degli uffici attorno a Taksim comparivano ritratti del fondatore della Turchia laica – e autoritaria – Ataturk, la piazza festeggiava la vittoria sul regime, mentre i camerieri dei ristoranti o i lavoratori degli hotel offrivano acqua e limoni ai manifestanti ancora in lacrime per l’effetto degli spray urticanti e dei lacrimogeni.

Che i media turchi, e anche italiani, giustifichino i moti di ieri come conseguenza della rabbia giovanile contro le limitazioni alla vendita dell’alcool nelle ore notturne appare assai riduttivo, se non offensivo.

I numeri, dicevamo. Secondo le autorità turche solo ieri la polizia ha arrestato in tutta il paese ben 939 persone, che si sommano ad altre centinaia detenute tra giovedì e venerdì soprattutto a Istanbul. I feriti, secondo le autorità, sarebbero ‘solo’ un centinaio, ma fonti mediche parlano almeno di 1000 feriti, alcuni dei quali gravi. Alcuni hanno perso o perderanno completamente la vista, colpiti in pieno volto dalle spolette dei lacrimogeni Cs sparate ad altezza d’uomo. Altre asfissiate da nubi di gas tossici - gettati sulla folla addirittura dagli elicotteri - vietati dalla convenzioni internazionali, compreso un ‘nuovo’ gas arancione il cui scopo dovrebbe essere quello di marcare, macchiare chi ne viene investito per poterlo riconoscere in seguito e arrestare. Altre ancora con arti fratturati o teste spaccate.

Un video sul gas arancione:


La parola 'morti' continua ad essere tabù, nessuno osa pronunciarla ufficialmente. Ma dopo le associazioni mediche turche anche Amnesty International conferma oggi che almeno due persone hanno perso la vita durante gli scontri delle ultime 48 ore. Sulla rete girano immagini terribili di gente accasciata incosciente a terra in mezzo a pozze di sangue, di giovani travolti dai bulldozer e dai blindati della Polizia. I reparti antisommossa hanno usato in molti casi pallottole di gomma e non sono mancati i casi in cui i poliziotti hanno sparato sulla folla. Ad esempio ad Ankara, dove un poliziotto a sparato alla testa di un manifestante a breve distanza (http://s7.directupload.net/images/130602/oyxpcyd9.swf). In realtà il bilancio delle vittime della repressione potrebbe essere assai più consistente.
I media parlano di ‘decine di migliaia di manifestanti’ ma le immagini di una enorme piazza Taksim gremita di gente parlano chiaro: solo a Istanbul in piazza c’erano molte centinaia di migliaia di manifestanti, ed altrettanti nelle circa 90 città dove ieri si è protestato contro Erdogan. A milioni sono scesi in piazza, per lo più in modo pacifico. Ma scontri durissimi, barricate, fionde e lanci di razzi e di molotov si sono visti in almeno una decina di città.

E il dato più significativo di ieri è stata l’estensione della protesta di massa ad una città, Ankara, che è assai più conservatrice e conformista della cosmopolita e tollerante Istanbul. Nella capitale sono scese in piazza molte migliaia di persone, e gli scontri sono durati ore nonostante la brutalità della polizia che ha addirittura fatto ricorso ai taser e ai bastoni elettrificati contro i manifestanti. Ma dopo gli scontri, in serata, anche il popolo laico di Ankara ha voluto festeggiare la presa di Taksim, a lungo vietata alle organizzazioni progressiste e ai sindacati a suon di botte, arresti e denunce. Quando è calato il buio migliaia di auto si sono riversate nei viali della capitale, addobbate con le bandiere turche e i ritratti di Ataturk e con i clacson strombazzanti. Nel frattempo altre migliaia di persone hanno invaso la centrale arteria commerciale di Tunali, cantando ''Tayyp vattene''. Molti i giovani che ostentavano bottiglie di birra, in polemica con la campagna di ‘moralizzazione’ che vede impegnate le autorità dell’Akp. “Moralizzazione” contestata anche da diverse coppie che si baciavano sulla bocca.
Ma la pausa negli scontri ad Ankara è durata poco. Oggi pomeriggio la polizia ha di nuovo attaccato con lacrimogeni e idranti alcune centinaia di attivisti dell'opposizione che tentavano di avvicinarsi agli uffici del premier Erdogan, di cui i contestatori chiedono le dimissioni. Oggi pomeriggio si segnalano di nuovo scontri anche a Izmir.

Invece ad Istanbul questa mattina gruppi di attivisti hanno cominciato a dedicarsi alla pulizia di Piazza Taksim; armati di scope, palette e sacchi dell'immondizia hanno raccolto pezzi di vetro, bossoli di proiettili di gomma, candelotti lacrimogeni esplosi, insieme a montagne di rifiuti e sassi ereditati dalle quasi 30 ore di battaglia conclusesi con l'occupazione della piazza. Poi nel pomeriggio di oggi prima a centinaia, poi di nuovo a decine di migliaia, attivisti di organizzazioni di sinistra e dei sindacati e delle organizzazioni giovanili hanno cominciato di nuovo ad affluire nella spianata in un clima almeno per ora più disteso rispetto ai giorni scorsi. Alcuni provocatori hanno tentato di aggredire un gruppo di attivisti curdi, difesi però da cordoni di manifestanti al grido di "uniti contro il fascismo" mentre sulla spianata cominciava un concerto del Grup Yorum. Band i cui componenti sono stati nei mesi scorsi arrestati ed in alcuni casi torturati dalla polizia. Ma a quel tempo nessun media italiano se ne occupò...

Guarda: 

 

Ultima modifica Domenica 02 Giugno 2013 17:13 


Fonte:

"TOGLIETE GLI EUROPEI UNDER 21 AD ISRAELE"

Sabato 01 Giugno 2013 21:20 



L'arcivescovo sudafricano e premio Nobel per la pace Desmond Tutu, i calciatori Didier Drogba, Frédéric Kanouté e Jeremy Menez, il regista britannico Ken Loach, l’attore Roger Lloyd Pack, il comico Alexei Sayle, il parlamentare laburista Jeremy Corbyn.

Sono alcune delle personalità che lo scorso dicembre hanno inviato al quotidiano al quotidiano inglese Guardian per chiedere alla Uefa di non disputare in Israele la fase finale degli Europei under 21, che inizierà la prossima settimana.

Nel testo, rilanciato in questi giorni dai promotori della campagna “Cartellino rosso all’aprtheid israeliana”, l’Uefa viene accusata di “premiare il comportamento crudele e fuori legge di Israele conferendole l’onore di ospitare il campionato europeo Under 21″. 

Qui sotto il testo dell’appello:

Venerdì, 24 maggio, delegati delle leghe calcio europee si sono riuniti in un albergo di Londra per il Congresso Annuale della Uefa. In tale sede hanno convenuto nuove, severe linee guida per affrontare il razzismo, il che suggerisce una determinazione encomiabile per combattere la discriminazione in questo sport.

Per questo troviamo sconvolgente che questa stessa organizzazione dimostri una totale insensibilità nei confronti della palese e radicata discriminazione inflitta a donne e uomini sportivi palestinesi da parte di Israele.

Nonostante gli appelli diretti da parte di rappresentanti di questo sport in Palestina e di organizzazioni antirazziste e per i diritti umani in tutta Europa, l’Uefa premia il comportamento crudele e fuori legge di Israele conferendole l’onore di ospitare il campionato europeo Under 21 . L’Uefa non dovrebbe permettere a Israele di utilizzare un prestigioso evento del calcio per mascherare la negazione razzista dei diritti dei palestinesi e l’occupazione illegale di terra palestinese.

Esortiamo l’Uefa a seguire l’esempio coraggioso dello scienziato di fama mondiale Stephen Hawking che, su consiglio di colleghi palestinesi, ha rifiutato di prendere parte a una conferenza internazionale in Israele. Invitiamo l’Uefa, anche in questa fase tardiva, a rivedere la scelta di Israele come paese ospitante.



ISTANBUL: UNA PROTESTA CHE DIVENTA RIVOLTA

Sabato 01 Giugno 2013 20:00 


Il premier Erdogan minaccia i manifestanti e promette che non fermerà i suoi faraonici progetti speculativi. La protesta per la difesa del Gezi Park si estende e diventa rivolta popolare contro un regime oscurantista e autoritario. Ancora manifestazioni e scontri.


20.20 - Con il calare del buio i coordinamenti di lotta temono che la polizia attacchi di nuovo i manifestanti ancora radunati, a centinaia di migliaia, in Piazza Taksim ed in altre decine di città turche. Scontri si segnalano già, violentissimi, ad Adana. Confermate le crepe nell'esercito, con molti militari che dichiarano apertamente il proprio sostegno al movimento per la difesa del Gezi Park ed indirettamente la propria opposizione al governo e alla polizia.

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20.00 - 
Mentre la polizia turca si é ritirata da piazza Taksim, gli agenti in tenuta antisommossa hanno usato gas lacrimogeni e idranti contro i manifestanti nel quartiere di Besiktas, a poca distanza, per disperdere un folto gruppo di manifestanti che stavano dirigendosi verso l'ufficio del premier, Recep Tayyip Erdogan. Lo riferisce la rete al Jazira aggiungendo che alcuni dei manifestanti avrebbero rovesciato e dato alle fiame un veicolo della polizia.

19.30 - 
In totale sarebbero stati 95 gli arresti odierni negli scontri tra manifestanti e polizia a piazza Taksim a Istanbul. Di questi, riferisce il quotidiano Hurriyet, 81 sarebbero stati rilasciati dopo essere stati interrogati dalla procura, che si riserva di incriminarli.

19.10 -
Mentre a Taksim l'atmosfera per ora è tranquilla, la polizia ha di nuovo attaccato i manifestanti nel popolare quartiere di Besiktas, a poca distanza. Anche ad Ankara continuano gli scontri, con i blindati della polizia che si lanciano a tutta velocità contro i dimostranti che rifiutano di abbandonare il centro della città: quattro di loro sarebbero stati investiti da un mezzo. Scontri anche ad Antalya, sulla costa vicino a Izmir.

18.50
- Piazza Taksim a Istanbul è gremita di persone, le foto pubblicate sui profili facebook degli attivisti turchi è impressionante. Sono ormai parecchie centinaia di migliaia di persone che stanno confluendo da tutti i quartieri dell'enorme metropoli verso il cuore della protesta contro il regime di Erdogan e del suo partito islam-liberista Akp che oggi, almeno sul Bosforo, ha dovuto incassare una sonora sconfitta.

18.40 - E' di almeno 1.000 feriti il bilancio provvisorio degli scontri ad Istanbul tra manifestanti e polizia degli ultimi giorni. Lo riferisce l'Associazione dei medici turchi, sottolineando che almeno 4 persone hanno perso la vista dopo essere stati centrati dai candelotti lacrimogeni sparati dagli agenti mentre altri 4 sono curati per fratture al cranio.

18.15 - Migliaia di manifestanti stanno resistendo alle violenze della polizia turca nel centro della capitale Ankara. Nel quartiere di Kizilay centinaia di persone hanno lanciato pietre contro la polizia mentre un elicottero sparava candelotti di gas lacrimogeno sulla folla. La polizia ha anche fatto ricorso a bastoni elettrificati, che colpiscono con scariche anche di 40.000 volt le persone colpite, stordendole e provocando anche seri danni e lesioni.

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18.00 - Se a Istanbul la situazione è relativamente calma, è dalla capitale Ankara che arrivano notizie di scontri durissimi, barricate e decine di arresti e feriti, alcuni dei quali molto gravi. I media ufficiali turchi evitano accuratamente di fornire informazioni dettagliate come era già avvenuto a Istanbul, e il numero di giornalisti e di attivisti stranieri nella assai più conservatrice capitale turca è assai esiguo rispetto alla metropoli sul Bosforo.

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17.15 - Anche il regista turco Ferzan Ozpetek, come molti altri intellettuali e artisti di Istanbul, appoggia i manifestanti di Istanbul, aderendo a un appello ai media internazionali ''perché il resto del mondo sia messo a conoscenza di quello che sta accadendo e dello stato di polizia creato dal partito Akp del premier Recep Tayyip Erdogan''. ''I media turchi - afferma l'appello - controllati direttamente dal governo, o economicamente o politicamente legati al governo, si rifiutano di parlare degli scontri'' e ''le agenzie di stampa bloccano il regolare flusso delle informazioni''.

17.10 - Decine di migliaia di manifestanti continuano ad occupare pacificamente piazza Taksim. I manifestanti gridano slogan ostili al premier Erdogan e cantano ''uniti contro il fascismo'' e ''governo dimissioni''. La celebre via Istiklal - che congiunge la piazza con la torre di Galata - teatro di scontri ieri e questa mattina, ha l'aspetto di un campo di battaglia, con vetri infranti e spolette gas lacrimogeni per terra.

17.05 - Mentre a Istanbul la calma si è momentaneamente imposta segnalati duri scontri ad Ankara ed in altre città della Turchia. Manifestazione di solidarietà in corso al consolato turco di Milano.

17.00 - Un commento dell'intellettuale Slavoj Zizek sui fatti di Istanbul: 

16.50 - Moltissimi giornalisti e attivisti nelle scorse ore hanno segnalato grossi problemi alle connessioni telefoniche e soprattutto l'oscuramento di alcuni social network, probabilmente una misura intrapresa dalle autorità nella fase più acuta degli scontri per rallentare la mobilitazione popolare. Negli ultimi minuti la situazione sembra essere tornata quasi alla normalità.

16.45 - Si segnalano sporadici scontri nei quartieri adiacenti a Taksim, mentre alcuni cordoni di polizia si sono piazzati a ridosso del Gezi Park e controllano la situazione da lontano. La piazza ora è letteralmente invasa e la folla grida ripetutamente "Libertà, dimissioni".

16.35 - Il deputato turco Aykan Erdemir conferma in una dichiarazione l'uso da parte della polizia di un "gas colorato di arancione" oltre al normale gas cs. Oltre che a Istanbul, il gas arancione è stato usato - afferma il parlamentare - anche ad Ankara contro i manifestanti antigovernativi. E' più micidiale del 'normale gas Cs' e provoca violenti conati di vomito.

16.30 - ''Nessuno ha il diritto di aumentare le tensioni in Turchia usando come scusa alcuni alberi tagliati''. Cosi' il primo ministro turco ha commentato la protesta in corso a Istanbul. Intervenendo all'Assemblea generale dell'Export turco, Erdogan ha detto: ''Tutti in questo Paese hanno il diritto di manifestare all'interno della democrazia e della legge. Tuttavia, nessuno ha diritto di agire contro la legge, condurre azioni estranee alla democrazia e danneggiare negozianti o residenti. Nessuno ha diritto ad aumentare le tensioni in Turchia usando come scusa qualche albero tagliato''.

16.20 - Ora la colonna di fumo che si alza da Piazza Taksim si fa più consistente, e secondo alcuni giornalisti il fuoco avrebbe investito alcune strutture prefabbricate ad un lato della enorme piazza.

16.15 - La piazza è sempre più piena e in vari punti con amplificazioni improvvisate i promotori della protesta - partiti, coordinamenti, sindacati, associazioni - stanno parlando davanti a decine di migliaia di persone sempre più determinate. Negli ultimi minuti, da quando la polizia si è ritirata dalla piazza e si è posizionata nelle vie adiacenti, alcuni canali televisivi hanno cominciato a parlare insistentemente di incendi appiccati dai dimostranti, mostrando nuvole di fumo che si alzano dalla spianata. In realtà gli incendi in piazza c'erano già da ieri, da quando cioè gruppi consistenti di dimostranti hanno incendiato le barricate che avevano eretto per tentare di difendersi dagli attacchi dei reparti antisommossa.

16.05 - Manifestazioni di solidarietà anche in Austria, Olanda e Grecia.

16.00 - La polizia turca ha ricevuto ordine di ritirarsi da piazza Taksim ad Istanbul dove nel frattempo sono riuscite ad entrare decine di migliaia di persone. Secondo testimoni citati dall'agenzia di stampa 'Dpa', i manifestanti hanno applaudito e gioito quando i cordoni di poliziotti in assetto antisommossa hanno cominciato ad arretrare.

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15.50 -
 Mentre proseguono nel centro di Istanbul i violenti scontri fra polizia e manifestanti attorno all'area di Gezi Park e di Taksim, il Consolato generale d'Italia ha invitato i connazionali che si trovano nella megalopoli del Bosforo ad ''evitare gli assembramenti ed a restare in albergo se alloggiati in zona''. ''Sono in corso imponenti manifestazioni nei dintorni di Taksim e Istiklal e in altre zone della città'' avverte la sede consolare in un messaggio Sms.

15.45 -
 Il primo ministro turco, Recep Tayyip Erdogan, ha ammesso che possono esserci stati casi di azioni "estreme" delle forze dell'ordine nei confronti della gente che in questi giorni sta dimostrando nel centro di Istanbul contro l'attuazione di un progetto di ridisegno della piazza centrale della citta'. "Sì, é vero - ha detto Erdogan - potrebbero esserci stati degli errori, una risposta un po' troppo estrema da parte della polizia". E il ministero dell'Interno ha fatto sapere con un comunicato che sarà intrapresa azione legale contro i poliziotti che hanno agito in maniera "eccessiva". Sembra un segnale di debolezza da parte delle autorità.

15.40
- Decine di migliaia di persone occupano Istiklal Caddesi e le traverse intorno a piazza Taksim nonostante l'aria sia resa irrespirabile dai gas sparati dalla polizia. La folla non arretra e centinaia di persone hanno ingaggiato violenti scontri con i reparti antisommossa, lanciando pietre, bottiglie ed altri oggetti. Secondo alcune testimonianze riportate da giornalisti presenti la polizia starebbe lanciando i lacrimogeni anche dagli elicotteri ma migliaia di manifestanti sono comunque riusciti ad entrare in piazza Taksim.

Guarda: 


15.30 - Durante una conferenza stampa realizzata dalla Taksim Dayanisma, la piattaforma che coordina la difesa del Gezi Park, due medici hanno assicurato che durante l'assalto di ieri della polizia contro i manifestanti un giovane ha perso la vita. Su Internet gira anche un video che mostra un uomo abbattuto violentemente da un getto d'acqua sparato da un idrante della polizia in Piazza Taksim e che batte violentemente la testa sul selciato, perdendo conoscenza. Secondo alcune fonti l'uomo non sarebbe sopravvissuto ma anche in questo caso mancano conferme ufficiali.

15.25 -
Oltre che in molte città turche, manifestazioni di solidarietà con i manifestanti di Istanbul e contro il governo Erdogan sono in corso o sono state convocate per il tardo pomeriggio in Spagna, in Francia, in Gran Bretagna, in Belgio e soprattutto in Germania. A farsene promotrici alcune realtà della diaspora turca ma anche realtà della sinistra e associazioni per la difesa dei diritti umani.

15.20 -
Secondo il sito della sinistra greca Left.gr alcuni soldati turchi avrebbero distribuito mascherine ad alcuni manifestanti per potersi proteggere dall'effetto dei lacrimogeni con i quali i reparti antisommossa della polizia stanno da alcuni minuti di nuovo inondando migliaia di manifestanti che protestano nell'ultimo tratto di Istiklal Caddesi, ai margini di Piazza Taksim. Secondo il sito Kranos.gr la polizia, che inseguiva alcuni manifestanti rifugiatisi presso un ospedale militare, sarebbe stata minacciata con le armi da alcuni soldati per impedire che gli agenti facessero irruzione nella struttura. La polizia avrebbe risposto sparando lacrimogeni all'interno dell'ospedale militare.

15.15 -
Decine di migliaia di persone stanno scendendo in piazza in questi minuti in diverse parti di Istanbul, chiamati a raccolta dai partiti dell'opposizione, dai sindacati, dalle realtà antagoniste ed ecologiste, dalle associazioni per i diritti umani. Già stamattina a migliaia hanno inscenato manifestazioni spontanee contro il governo, ad esempio nella parte asiatica, dove hanno occupato i moli dei traghetti che solcano il Bosforo urlando slogan per la libertà e contro la repressione. Alcuni coordinamenti di lotta hanno dato appuntamento sulla via Istiklal per una marcia diretta verso Piazza Taksim, epicentro storico delle proteste della sinistra e dei sindacati e a due passi dal Gezi Park, dove ancora stamattina la polizia ha attaccato i manifestanti che nonostante la brutalità dei reparti antisommossa erano rimasti a presidiare il parco per impedire alle ruspe di sradicare gli alberi.

15.10 - 
L'ordine degli avvocati turco ha lanciato un appello questa mattina al capo dello stato Abdullah Gul perché intervenga per fare calare il livello di tensione fra manifestanti e forze di polizia attorno al caso di Gezi Park a Istanbul. 

15.05 - 
Amnesty International ha denunciato l'uso eccessivo della forza da parte della polizia turca a Gezi Park a Istanbul ed ha affermato che ''l'utilizzo di gas lacrimogeni contro manifestanti pacifici in uno spazio ridotto dove possono comportare un serio rischio per la salute é inaccettabile e viola gli standard internazionali dei diritti umani, deve essere fermato immediatamente''. In un comunicato il direttore per l'Europa di Amnesty John Dalhuisen, riferisce Hurriyet online, ha anche avvertito che ''l'uso della violenza da parte della polizia a questi livelli appare volto a negare il diritto di protesta pacifica e a scoraggiare altre persone dal parteciparvi''. Amnesty International ha chiesto una inchiesta sul comportamento delle forze di polizia a Gezi Park. Intanto il capo dell'opposizione, il socialdemocratico Kemal Kilicdaroglu, ha chiesto al premier Recip Tayyip Erdogan di ordinare ''l'immediato ritiro'' delle forze di polizia che circondano i manifestanti a Gezi Park. ''Non mettete la polizia contro il popolo. Questa gente sta difendendo la sua città" ha affermato Kilicdaroglu.

14.55
- Le proteste si estendono oltre Istanbul. Nella capitale i manifestanti si sono radunati di fronte al Parlamento e hanno lanciato bombe molotov contro la polizia, che a sua volta ha usato gas lacrimogeni per disperdere la folla. Sempre ad Ankara, in migliaia si sono riuniti nel parco centrale della capitale per chiedere le dimissioni del governo. La polizia ha invece disperso violentemente centinaia di sostenitori dell'opposizione che tentavano di raggiungere la sede principale dell'AKP, il partito del primo ministero Recep Tayyip Erdogan. Manifestazioni di solidarietà nei confronti dei contestatori di Taksim si sono registrate anche a Eskisehir, Mugla, Konya e a Bolu. In alcuni casi i manifestanti sono stati attaccati dai reparti antisommossa della polizia.

Gli scontri della notte: http://www.youtube.com/watch?v=VqIJnMN7tB4

14.50 - 
Da stamattina si susseguono in molti quartieri di Istanbul, oltre che nel centro della città già diventato ieri un vero e proprio campo di battaglia, le manifestazioni, le proteste e i presidi.
Dopo le minacciose affermazioni di Erdogan, il Taksim Dayanisma, cioè la piattaforma che riunisce le varie realtà mobilitate in questi giorni a difesa del Gezi Park, ha invitato tutta la società a scendere in piazza sulla base di tre richieste:

1)      Le immediate dimissioni del Governatore di Istanbul e del capo della polizia della megalopoli
2)      L’immediata fine della repressione e della violenza della polizia contro la popolazione
3)      L’immediata rimozione delle barriere di sicurezza e delle transenne e dei blocchi di polizia piazzati da ormai una settimana intorno e dentro il Gezi Park, e la riapertura del parco all’utilizzo pubblico. 


14.30
- “Abbiamo deciso e andremo avanti”. Suona così, in sintesi, il lungo e minaccioso messaggio rivolto al paese attraverso i canali radio e tv dal premier islamico-liberista Recep Tayyip Erdogan, che ha intimato ai manifestanti di Piazza Taksim ad Istanbul di fermare "immediatamente" il loro intralcio alle forze dell'ordine impegnate a sgomberare il parco, il Gezi Park, dove il governo vuole edificare un centro commerciale e una moschea. “Chiedo ai manifestanti di fermare immediatamente le loro manifestazioni per evitate ulteriori danni ai visitatori, ai pedoni e ai commercianti" ha detto il primo ministro, ribadendo che non ritirerà il mega progetto urbanistico all'origine delle proteste. Una dichiarazione che suona come un nuovo via libera alla dura repressione già costata quasi 100 arresti e centinaia di feriti, e che promette di bypassare la decisione di un tribunale che ieri sera aveva fatto sapere di aver ordinato di far fermare le ruspe arrivate lunedì nel giardino a due passi dalla centralissima e animata Piazza Taksim. Non è ancora chiaro se la brutale violenza della polizia abbia provocato alcuni morti, come alcune fonti continuano a denunciare accusando i media di censura. Ma alcuni dei feriti sono in gravi condizioni. E questa mattina la repressione si è di nuovo scatenata contro parecchie migliaia di manifestanti che in vari quartieri del centro hanno dato vita a nuovi blocchi e manifestazioni. La polizia é nuovamente intervenuta con i gas lacrimogeni, le granate stordenti e i cannoni ad acqua, e si registrano altri feriti e altri arresti dopo quelli di ieri e dei giorni scorsi.  Nelle scorse ore migliaia di manifestanti appartenenti a diversi gruppi politici della estrema sinistra ma anche di centrosinistra hanno marciato sul ponte che collega i due lati del Bosforo, bloccando per ore il traffico e manifestando ormai non più contro la distruzione del Gezi Park ma ormai contro un regime autoritario e repressivo che dimostra di non farsi scrupoli nell’imporre, ad ogni costo, gli interessi economici dei suoi sostenitori e una visione oscurantista e reazionaria dell’Islam. Contro Erdogan e l'Akp si stanno coagulando, con la protesta del Gezi Park a fare da detonante, diverse proteste: quelle contro le restrizioni alla vendita degli alcolici; quella contro le restrizioni al diritto di aborto e di contraccezione per le donne; quella contro la devastazione ambientale; quella contro un modello economico liberista e autoritario in campo sociale e sindacale; quella contro la repressione delle minoranze etniche, culturali e religiose; quella contro l'interventismo di Erdogan nei confronti di un paese, la Siria, da molti turchi considerata un paese fratello.
A due passi da piazza Taksim, il Gezi Parki, costruito nel 1940, è circondato da alberghi di lusso. Il progetto approvato dall'amministrazione comunale islamica conservatrice, prevede al suo posto un centro commerciale, oltre al “rifacimento” di una caserma di epoca ottomana. Da lunedì, quando i bulldozer sono arrivati nel parco, gli istambulioti, frequentatori del parco o ambientalisti, hanno cominciato a montare la guardia per impedire lo scempio. Avviate da ecologisti e urbanisti, le manifestazioni si sono a poco a poco trasformate in un movimento contro il governo e i suoi mega progetti a Istanbul, come il terzo ponte Bosforo e il terzo aeroporto internazionale, per non parlare del canale artificiale parallelo allo stretto naturale che taglia in due la città. Cuore pulsante della città e centro della vita notturna, Piazza Taksim concentra divisioni e veleni non solo per quanto riguarda l'area verde del Gezi Parki. Dopo una lunga battaglia giudiziaria, è ormai certo che nella nuova piazza troverà posto anche una moschea, fortemente voluta dal premier e che ha ricevuto critiche da residenti e urbanisti. Un indissolubile legame tra islam radicale e business che sembra la base del crescente potere di Erdogan e dell’Akp.

Ultima modifica Sabato 01 Giugno 2013 20:23 



Fonte:

http://www.contropiano.org/esteri/item/16997-istanbul-la-protesta-diventa-rivolta-la-diretta 

giovedì 30 maggio 2013

E' morta Franca Rame

Mercoledì 29 Maggio 2013 11:11 





Le agenzie stanno battendo la notizia della morte di Franca Rame, artista, donna e attivista con maggiore coerenza del marito. Una coerenza che le venne fatta pagare duramente negli anni Settanta.

Al momento circola solo una laconica notizia: è morta Franca Rame. Per noi c'è molto di più. C'è una donna e una attivista politica che ha portato ed usato il teatro come un'arma di denuncia e di formazione culturale per migliaia di persone. Franca ha pagato di persona un prezzo pesantissimo per il suo impegno sui prigionieri politici e contro le carceri speciali. Da molti punti di vista è sempre stata più determinata e più indipendente dell'illustre consorte.
Franca Rame sarebbe morta a causa di una crisi respiratoria ma era malata da tempo. Il 19 aprile 2012 viene colpita da un ictus e ricoverata d'urgenza al policlinico di Milano.  Nel 1954 si era sposata con Dario Fo e insieme hanno dato vita ad una carriera straordinaria a metà tra il teatro (un gran bel teatro) e l'impegno politico.  Nel marzo 1973, tornando da una visita ad alcuni detenuti politici in un carcere speciale, venne rapita a Genova da un commando di fascisti (e non solo) subendo uno stupro e violenze che ebbe la determinazione e il coraggio di portare in teatro con un'apposito spettacolo.

Guarda il video del monologo di Franca Rame "Lo stupro":
https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=zzh7FmmNDAM

Su questa barbara vicenda è bene ricordare alcune informazioni:

"Furono alcuni ufficiali dei carabinieri a ordinare lo stupro di Franca Rame. L' aveva detto dieci anni fa l' ex neofascista Angelo Izzo, l' ha confermato al giudice istruttore Guido Salvini un esponente di spicco della destra milanese, Biagio Pitarresi. Il suo racconto occupa due delle 450 pagine della sentenza di rinvio a giudizio sull' eversione nera degli Anni 70. La sentenza è stata depositata pochi giorni fa, il 3 di questo mese. Lo stupro avvenne il 9 marzo del 1973, venticinque anni orsono. Un tempo che fa scattare la prescrizione e che garantisce l' impunità alle persone chiamate in causa. Pitarresi ha fatto il nome dei camerati stupratori: Angelo Angeli e, con lui, "un certo Muller" e "un certo Patrizio". Neofascisti coinvolti in traffici d' armi, doppiogiochisti che agivano come agenti provocatori negli ambienti di sinistra e informavano i carabinieri, balordi in contatto con la mala. Fu proprio in quella terra di nessuno dove negli Anni 70 s' incontravano apparati dello Stato e terroristi che nacque la decisione di colpire la compagna di Dario Fo. Ha detto Pitarresi: "L' azione contro Franca Rame fu ispirata da alcuni carabinieri della Divisione Pastrengo. Angeli ed io eravamo da tempo in contatto col comando dell' Arma".

Da archivio La Repubblica, 10 febbraio 1998


Le dimissioni da senatrice
Infine un altro documento che ci conferma la coerenza di Franca Rame. Nel 2006 venne eletta come senatrice nelle file dell'Italia dei Valori. Nel gennaio del 2008 si dimise per protesta contro un governo Prodi che aveva disatteso le aspettative del popolo progressista che lo aveva eletto.
Nel link qui di seguito la lettera di dimissioni di Franca Rame da senatrice:
http://www.francarame.it/files/manchette_dimissioniFR.pdf

Ultima modifica Mercoledì 29 Maggio 2013 12:47 



Fonte: